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BIOGRAFIA
Discografia e “Romans Story” raccontata da Claudio
Natili
Claudio Natili e Silvio Aloisio in arte "Daniele",
componenti storici del gruppo, ...stanno continuando la
loro storia... quale?... Ma è semplice... eccola.
“I Romans” nascono nel 1959.
Tutti i componenti sono studenti.
L’idea di formare un gruppo musicale nasce dall’incontro
di tre studenti di ragioneria: IGNAZIO POLIZZY
CARBONELLI (pianoforte acustico) ALBERTO CORI (sax
contralto, tenore e flauto, ed ideatore del nome “i
Romans”) e RENATO LODISPOTO (contrabbasso acustico). A
loro si unì poco dopo il batterista DIEGO PETRERA,
studente di percussioni e violoncello all’Accademia
Nazionale di Santa Cecilia di Roma.
Da un
amico di studi dei tre ragionieri io: CLAUDIO NATILI,
attualmente, unico elemento facente ancora parte dei
Romans, (è per questo che chiedo venia al mio
collega-cantante DANIELE ALOISIO, attualmente in forza
con me nei Romans, se racconto questa storia in prima
persona…Daniele con noi ancora non c’era) venni a sapere
che cercavano un chitarrista e fui io, sbarbatello
studente di liceo e senza neanche fare una prova, a
catapultarmi tra loro proprio nel bel mezzo di un
concerto, al dancing “Olimpo” di Roma: un locale allora
alla moda nel quartiere Tuscolano.
Non so se
a farmi accettare nel gruppo fu la mia bravura nel
suonare contorcendomi ginocchioni, come avevo visto fare
qualche mese prima ad un chitarrista di un gruppo
rocchettaro nel film: “Europa di notte”, o fu la
lucentezza della mia bellissima chitarra elettrica
“Framus” che tanta fatica era costata, pochi giorni
prima, alla mano di mio padre: ricordo che impiegò
almeno quindici minuti per firmarne tutte le cambiali
per l’acquisto; fatto sta che da quel giorno entrai a
far parte dei “Romans”.
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da
sinistra a destra:
Renato Lodispoto
Claudio Natili
Ignazio Polizzy Carbonelli
Diego Petrera
Alberto
Cori |
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Il nostro
primo contratto “serio” fu al “Florida”: un nigth club,
allora, tra i più rinomati della capitale, frequentato e
(visto da quello che spendeva di Don Perignon, circa
300.000 lire a sera, ad occhio e croce 10.000 euro di
oggi) possiamo dire “sostenuto” dal re Faruk: un sovrano
spedito a godersi gli ultimi anni della sua vita in
esilio in Italia; i Romans, con un contratto di 12.500
lire a sera potevano ben dire di essere finanziati
lautamente da un “governo straniero”. Il “Florida” si
trovava in via Capo le case…via a quei tempi famosa
anche per una di quelle case che dovettero poi chiudere
i battenti a causa della legge Merlin… strani quei
tempi…coesistevano tranquillamente, uno accanto
all’altro, due locali dove si consumava piacere… la
differenza stava che nel primo entravano re in esilio e industrialotti della capitale… nell’altro la classe
operaia che una volta al mese o giù di lì, poteva
permettersi di andare in Paradiso…se così si vuol
chiamare.
Oggi il
Florida non esiste più; al suo posto hanno aperto una
banca…due maniere diverse di toglierti i soldi.
Quei
quattro mesi di contratto al Florida mi fecero decidere
che il mio avvenire era la musica. All’epoca si suonava
dalle 22 della sera e si andava avanti fino alle 4 del
mattino. Al liceo si entrava alle 8,30 e si dormiva fino
alle 12: questo succedeva a me e così decisi di
lasciare. Ancora ricordo la faccia allibita della prof
di greco quando le dissi che lasciavo alle soglie del
diploma; in un primo momento mi prese per pazzo poi,
quando seppe che guadagnavo circa 4.000 lire al giorno,
mi chiese se avevo una chitarra anche per lei.
Ignazio
Polizzy Carbonelli, il tastierista del gruppo, non
diventò mai ragioniere; lasciò gli studi anche lui. Fu
proprio in quel periodo che si cementò la nostra
amicizia. La passione della musica e lo stare tutto il
giorno a mangiare pane e note, lui al piano e io alla
chitarra, ci fece scoprire quante affinità musicali
c’erano tra noi. Iniziammo a scrivere canzoni insieme,
quelle canzoni che anni dopo ci avrebbero dato tante
soddisfazioni e fatto vendere milioni di dischi. Non è
un modo di dire né una spacconata, è la verità: Milioni
di dischi!!!!
La nostra
prima “estate in trasferta” la trascorremmo in Sicilia e
precisamente a Catania, suonando in uno stabilimento
balneare chiamato “Villa Cardì” sito in una località
periferica della città.
I ROMANS mentre si
esibiscono a Villa Cardì: |
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I ROMANS a Villa Cardì |
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I Romans a
Villa Cardì Luglio 1960 |
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Non so
se quel locale esiste ancora, comunque fu il primo
club estivo che ci accolse positivamente.
E’ lì che
conoscemmo Paolino Tagliaferri, un impresario che ancora
ricordo con grande affetto. Quando il Dr. Tagliaferri ci
prese nella sua scuderia promise che ci avrebbe
fatto fare il salto di qualità e fu così, in quanto ci
fece audizionare dal direttore artistico dello “Scaker”,
il locale più “inn” di Roma, situato ai Parioli.
In
questo locale debuttammo con il nuovo bassista: ALFREDO
DENTALE,

un
elemento che doveva diventare in seguito una delle
colonne dei Romans e che veniva nientemeno che
dall’orchestra dei “Soliti Ignoti” del cantante
GIGI PROIETTI. Sì…quel Gigi Proietti famoso attore
che allora era soltanto uno sconosciuto
cantante e che si esibiva tutte le sere alla
“Taverna Margutta” altro locale storico di Roma, dove
per un piatto di spaghetti, (offerti da Americo gestore
del locale), prima di diventare “MODUGNO” si esibiva
accompagnandosi con la chitarra quello che qualche anno
dopo doveva diventare uno dei più grandi e popolari
artisti del mondo della musica italiana ed
internazionale .
I due mesi
che seguirono il debutto allo Scaker furono per noi mesi
meravigliosi. Ci esibivamo come complesso spalla o
“seconda orchestra”: allora si usava chiamare così il
complesso che precedeva l’esibizione degli artisti con
la “A” maiuscola. E anche se avevamo tutto da imparare
da certi colleghi famosi, spesso ai primi posti della
Hit, ricordo che sapevamo farci apprezzare per il nostro
sound e impasto vocale, che non lesinava falsetti e
bassi di grande effetto. Almeno era questo che ci
dicevano, facendoci i complimenti gruppi come: I
Campioni di Tony Dallara, I Four Saints, Peppino Di
Capri, Gastone Parigi e la sua orchestra, Los Marimbas
do Guatemala, Fred Bongusto, Don Marino Barreto jr. e
tanti altri.
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Come
orchestra da ballo eravamo diventati una
garanzia. I gestori dei locali di Roma facevano a
gara per scritturarci:
a Rupe Tarpea, le Grotte del Piccione, Il Kit Kat, Il
Pipistrello, il Capriccio, Oliviero al Club 84.
Noi crescevamo e con noi cresceva l’agenzia del
buon Paolino Tagliaferri che nel frattempo
entrando in società con il più famoso Marchese Antonio
Gerini era diventato, nel campo artistico, uno dei Big
della Capitale. E’ lui che ci portò al “Capanno”. No…non
fraintendiamo… non è che per colpa di Gerini perdemmo
pure la casa finendo per trasferirci in un capanno, ma
quello era il nome di uno dei locali più famosi
d’Italia…situato sul lago di Paola, la località più
bella di Sabaudia (S. Felice Circeo) frequentata dai
“Big” della capitale e in quel periodo persino
dai Reali del Belgio. |
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I Romans a
Villa Fiorio di Roma (Grottaferrata) all'epoca ritrovo
dei "VIP".
Da
sinistra: Claudio Natili, Dino Scollo, Alfredo Dentale,
Diego Petrera, Alberto Cori.

Erano i
mitici anni ’60 e i nostri fans erano nientemeno che:
Maurizio Arena, Renato Salvatori, Lorella De Luca,
Maurizio Merli… e tanti, tanti altri personaggi del
gossip di quei favolosi anni.
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I Romans al Gran Palace Hotel. Da sinistra
a destra Giorgio Gaber, Milva, Paolo Bacilieri, Enzo
Tortora, Lorella De Luca, Gino Bramieri |
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I Romans al Gran Palace Hotel con Gino Bramieri
ed Enzo Tortora. Da sinistra
a destra Alberto Cori, Rino De Lucia, Enzo Tortora, Gino
Bramieri, Claudio Natili, Alfredo Dentale. |
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I Romans al Gran Palace Hotel. Da sinistra
a destra Rino De Lucia, Alfredo Dentale e Claudio Natili
durante il loro show di canzoni e cabaret. |
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I Romans all'Hilton di Roma. |
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I Romans accompagnano Don Marino Barreto Jr. in
uno dei suoi grandi successi "Angeli negri". |
Il regista
Alfredo Giannetti nel film: “L’automobile” con Anna
Magnani e Massimo Ranieri dovendo girare una scena in un
night club ci telefonò a casa dicendo: “Ragazzi devo
girare una scena al Capriccio e non la giro se non ci
siete voi!” Naturalmente era una battuta, ma il giorno
dopo ci scapicollammo sul set dove ci fece cantare una
delle nostre canzoni da lui preferita: “Nel fondo di un
bicchiere!” tratta dal nostro primo L.P. “Gente qui,
gente là”. In seguito Giannetti ci diede due suoi testi
da musicare.
E’ così
che presero vita due nostri brani: “Matita blu” inserita
in seguito in un nostro L.P. di successo: “Caro amore
mio!” e “Al piano bar” cantata ed incisa per la “YEP” in
maniera magistrale dal duo: “Juli and Julie” e
pubblicata sul loro primo L.P. dal titolo “Una storia
d’amore!”
Ah,
già…dimenticavo di dirvi come nacquero discograficamente
I Romans… eccomi a voi:
Suonavamo al “Sing-Song” di Roma (all’epoca un localino
frequentato da studenti, sito in Vicolo Rosini, una
viuzza che si affacciava in Piazza del Parlamento)
quando, capitando lì per caso, ci ascoltò il M° Ezio
Leoni, allora Direttore Artistico della “Jolly” una
delle Case Discografiche più rinomate, in quanto
annoverava tra i suoi artisti nomi già noti quali:
Celentano, Remo Germani, Peppino di Capri e tanti altri.
Ezio Leoni decise di scritturarci facendoci incidere per
la “Celson” (sottomarca della Jolly) il nostro primo
45 giri dal titolo: “La tua mano” brano composto
da Mogol-Paoli.
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45 Giri
"La tua mano"
Primo disco dei Romans |
Erano gli anni sessanta e le 10.000
copie che vendemmo furono ritenute dai dirigenti della
Jolly un vero “flop”.
Oggi sarebbe un successo strepitoso, ma allora che ad
ogni successo come minimo
corrispondevano 700.000 copie, fu un vero disastro. La
facciata “B” non contribuì certamente ad alzare il
livello del nostro lavoro. A giudicarla ora, era più una
canzone per bambini che un brano da far concorrenza ai
Corvi o ai Bisonti: gruppi che andavano per la maggiore.
Il titolo è tutto un programma e il brano si chiamava:
“Nani e Pigmei!”
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Mah! Era sullo stile de “Il barattolo” di Gianni Meccia,
che tanto andava di moda; forse per quello che allora ci
sembrava bello. Oggi le nostre orecchie si
rifiuterebbero anche di sentirselo sussurrare. L’unica
cosa che mi consola è il fatto che non l’abbiamo scritto
noi, ma un nostro amico: Claudio Chianca: non so che
fine abbia fatto…so solo che dopo quel “tonfo”
discografico non lo ritenemmo molto più…”nostro
amico”; però, mi piacerebbe rivederlo. |
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Mr.
Gurtler, proprietario della Jolly volle darci un’altra
possibilità….che sciagurato!!!
Incidemmo
per la Celson altri tre 45 ed esattamente “Non vuoi
ballare il twist” il cui retro era un brano di Fred
Bongusto dal titolo “My love is dead” risultato…quasi
come il precedente o giù di lì.
Quel
periodo, avevamo conosciuto un pianista: un mostro di
bravura, un egiziano nato al Cairo da genitori italiani,
un vero maestro delle sette note di nome Caio Bascerano.
Caio possedeva il dono dell’orecchio “assoluto”…non vi
spaventate…non è una malformazione fisica…tirava un
mazzo di chiavi in terra e immediatamente era in grado
di elencarci tutte le note scaturite dall’impatto; per i
miscredenti ce le risuonava al pianoforte. Provateci!
Forse anche voi scoprirete di avere ”l’orecchio
assoluto”. Io in “assoluto” ho scoperto di non possedere
quella dote. Giorni fa ho provato a rintracciare,
tramite Internet: il maestro Caio Bascerano…purtroppo
mentre cercavo di sapere di lui, lui sapeva tutto di
me…mi guardava da lassù…Caio Bascerano morto il 15
Maggio 2002. Ciao Caio. I Romans ti hanno voluto bene,
come penso tutti coloro che hanno avuto la fortuna di
conoscerti. Ma torniamo a noi: sotto la sua guida
registrammo, sempre per la Celson due 45 giri dal
titolo: “Habibi Twist” che aveva sul retro (facciata
“B”) “Basta un pensiero” e “T’amo Tamourè” una facciata
“A” che ricordava le Haway, il ritmo proveniva da lì, il
cui retro era ancora un twist dal titolo “Con te sulla
spiaggia”. A riascoltarle ora, devo dire che non erano
male…all’epoca molte canzoni di livello inferiore
avevano raggiunto la Hit, ma sembrava quasi che a noi
certi traguardi fossero vietati…il destino fa di questi
scherzi e ripensandoci ora…a mente fredda…devo dedurre
che con noi scherzava parecchio; infatti, la nostra casa
discografica ci liquidò con due righe. Mi vergogno a
dirvi cosa c’era scritto. Nella lettera salvava solo il
cantante: Ignazio Polizzy Carbonelli e così, oltre alla
casa discografica perdemmo anche la voce solista che non
potendo resistere al canto delle sirene di un contratto
che si presentava a lui foriero di grandi e personali
successi, se ne andò per la sua strada senza pensarci
due volte. Lo sostituimmo con un pianista che ci
presentarono “I Latins”, un quartetto che nei night
andava per la maggiore: DINO SCOLLO: un tunisino di
origine italiana, mangiava pane e jazz; era un pianista
eccezionale…una bella persona…un grande amico.
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DINO SCOLLO
Pianoforte - Tastiere - Organo Hammond |
Un paio di mesi dopo, il
nostro batterista, essendosi ormai
diplomato al conservatorio di Roma in percussioni e
violoncello e avendo vinto sia il Concorso per entrare
a far parte dell’Orchestra di Santa Cecilia che
alla Radio di Torino, con i lacrimoni che
gli bagnavano la pelle del rullante decise di
lasciare il gruppo e così a sostituire il
Prof. Diego Petrera arrivò RINO DE LUCIA: un
batterista malato di Jazz e di musica brasiliana.
RINO DE LUCIA
Batteria - Percussioni |
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Mannaggia!... Scusate, ma non dico mannaggia perché Rino
non era bravo, anzi… per noi lo era forse anche troppo,
ma con certi elementi, senza accorgercene ci
allontanavamo da ciò che ci poteva dare successo e
popolarità… in parole povere, eravamo sempre meno
commerciali.
Gli anni
che seguirono furono un peregrinare da una casa
discografica all’altra; nessuno ci dava fiducia dicevano
che il nostro sound rispetto a quello dei “Corvi”,
dell’”Equipe 84” o dei “Rockes” era troppo da night ed
era vero. L’influenza dei classici americani, del night,
e l’abitudine ai suoni acustici, morbidi e puliti,
accompagnati da cori ispirati ai “Four Freshman”
discograficamente ci tagliava fuori. Però tutti coloro
che ci ascoltavano nei night dicevano che eravamo non
bravi, di più…bravissimi.
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Claudio, Alfredo, Alberto, Dino e Gennarino |
Forse è
stato proprio questo a non farci mai perdere la speranza
che prima o poi avremmo agguantato il successo. Com’era
mai possibile che nelle nostre tournee sia in Italia che
all’estero (Grecia, Svizzera, Spagna, Germania) chi ci
ascoltava non faceva altro che farci complimenti, mentre
per i discografici che venivano ad audizionarci non
andavamo bene?
Ricordo
che in quel periodo, la cosa che più ci mandava in
bestia era lo scemo di turno che dopo averci tributato
un applauso si avvicinava al palco e ci chiedeva: “Ma
perché non andate a Sanremo?” Solo chi canta con
successo senza raggiungere “il Successo” può capire cosa
si prova in una simile circostanza. Sorvoliamo e
parliamo piuttosto di Fortuna; non ci piombò tutta d’un
colpo, ma arrivò pian piano partendo da Monaco di
Baviera. Eravamo ai primi anni sessanta ed è lì che per
la prima volta ascoltammo “I Beatles”. In Italia certi
complessi neanche si sapeva che esistessero: allora non
è come adesso che una canzone esce contemporaneamente in
quasi tutti i paesi del mondo e se vuoi puoi scaricarla
da Internet per poi metterla in repertorio. Le canzoni
dei complessi inglesi o americani arrivavano da noi come
minimo sei mesi dopo la loro uscita sui mercati
d’origine e quei pochi fortunati, vedi L’Equipe 84 che
avendo la possibilità di avere alle spalle la C.A.M. una
Casa Editrice che importava canzoni dall’Inghilterra
erano, grazie a questo meccanismo, riusciti ad arrivare
al successo con delle bellissime cover tradotte in
italiano. E così quel ritmo che chiamavamo “beat” e quel
modo personalissimo di usare le voci, ci diedero la
spinta a cercare nuove strade musicali, strade che in
qualche modo potessero mettere in risalto le nostre
qualità vocali; unica cosa che poteva darci la chiave
per entrare a farci occupare, mediante una ben definita
personalità, un posto, seppur piccolo, nel vasto mondo
della canzone.
Quando i
nostri contratti ci portavano ad esibirci nei night di
Milano ero solito armarmi di chitarra e bussare alle
porte delle tante, più o meno importanti, Case Editrici
che pullulavano quella città. E’ così che una mattina
più fortunata delle altre, una delle porte mi venne
spalancata da Alberto Carisch, nientemeno che il
proprietario della Southern Music: lui usciva…io
entravo. “Piacere, Natili” “Hai qualcosa a che vedere
con Alvise?” “Sì! era mio nonno!” Finalmente essere il
nipote dell’autore di “Aggio perduto ‘o suonno” aveva il
suo valore. Mi tenne tutta la mattinata nel suo ufficio
a raccontarmi quante ne avevano combinate insieme. Non
volle sentire neanche una canzone, mi presentò due dei
suoi maestri che lavoravano nella sua casa di edizione:
Amadesi (autore di successo avendo scritto tra l’altro
“Tema” brano cantato dai Giganti) e Martini, mettendo
quest’ultimo a mia disposizione dicendogli che potevo
stare là a comporre canzoni per tutti i giorni del mese
e tutti i mesi dell’anno. Quella fu la mia fortuna e
quella dei Romans perché con quel maestro (Renato
Martini) in seguito, insieme ad Ignazio Polizzy scrissi
tante belle canzoni.
Il
maestro Martini ci portò alla MRC, una piccola casa
discografica che ci fece incidere due brani:
Guarirò” e “La ballata di un cuore”. Questa canzone
nata come facciata B destò l'interesse del regista
cinematografico Renato Polselli che lo scelse come brano
portante della colonna sonora del film "Mondo pazzo
gente matta" (1965) con Silvana Pampanini, Enzo
Cerusico e per la prima volta sullo schermo Anna Maria
Panaro dove i Romans vi parteciparono oltre che come
musicisti anche come attori.
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45
Giri
"Guarirò" |
Il modo
di imitare i fiati con le voci, non piaceva al
nostro impresario… un certo Gianni Vailati (dove sarà ora? Boh!) e meno che mai
ad alcuni gestori di locali che preferivano i
gruppi “rhytm blues”.
Alfredo, Dino, Claudio, Gennarino e Alberto
Alberto
Cori, il nostro saxofonista e fondatore, decise di
abbandonare appena tornati da una tournee consumata in
Germania. Aveva deciso di sposarsi e, ricordandosi di
essere ragioniere, chiese di essere assunto in qualità
di amministratore in una casa di riposo per anziani.
Evidentemente lo stipendio sicuro gli dava più certezze.
ALBERTO CORI
Sax Contralto - Tenore - Flauto |
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Devo dire che la passione per la musica non l’ha mai
abbandonato. Ancora suona in feste private e locali da
ballo. Ci sentiamo spesso ed ogni tanto ci vediamo anche
sul campo di tennis. Lo batto sempre! La cosa non mi
consola a pieno, ma in qualche modo devo pur fargli
pagare di aver inventato per il nostro complesso un
nome: “I Romans, che ancor oggi sento poco orecchiabile:
il Giardino dei Semplici… I Cugini di Campagna…La Bottega
dell’Arte… hanno nomi cacofonici (non è una mala parola);
infatti, guardate quest’ultimi… hanno alle loro spalle
solo un paio di successi (Come due bambini – Amore nei
ricordi) eppure tutti ancora si ricordano il loro nome;
noi, che abbiamo alle nostre spalle tante belle canzoni
da hit e dischi caldi (Voglia di mare – Caro amore mio –
Un momento di più – tto – Stiamo bene insieme –
La mia donna . Ho bisogno di te ecc…ecc…) siamo rimasti
nella mente di pochi, gli unici a non confonderci con la Roman Jazz Band o con Romance di James Last.
A sostituire Alberto ci pensò NINNI CARUCCI, un
chitarrista con molte idee e un’interessantissima
personalità. Con noi non si sentiva realizzato. Non era
di certo salito fin su a Milano dalla Sicilia per fare
il componente di un gruppo. Durò poco. Aveva altri
progetti e il tempo devo dire che gli ha dato ragione.
Carucci ha trovato la sua strada come arrangiatore e
compositore; quasi tutti i brani cantati da Cristina
D’Avena sono arrangiati da lui.
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I ROMANS da sinistra:
Rino
Alfredo
Claudio
Ninni
Dino |
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Fuori il
Ninny arriva il Benny, scusate il gioco di parole, ma ad
attraversare felicemente la nostra strada c’è ancora un
sassofonista, UMBERTO BENNY: un ragazzo in gamba e
musicista sublime, latin-lover per eccellenza.
Il Benny è
stato con noi per un anno circa; giusto il tempo di
farsi un centinaio di ragazze, formare un suo gruppo e
portarsi via il pianista e il batterista. Rino De Lucia
e Dino Scollo trovarono un accordo con lui ed è così che
i due ci diedero l’addio decidendo di cambiare aria.
D’un
tratto ci trovammo soli io e Alfredo…sembravamo Totò e
Peppino nei “Due orfanelli” animati però da tanta voglia
di emergere e altrettanta di rivincita…e non è
presunzione se dico che sia musicalmente che come
persone avevamo tutte le carte in regola per
riuscirci.
Dopo
aver fatto il punto della situazione ed aver deciso
che non potevamo andare ad esibirci nelle stazioni della
metropolitana, pensammo di andare a recuperare il
grande, il poeta, il filosofo, il nostro vecchio “amore”
il mancato ragioniere “Il Conte”: Ignazio Polizzy
Carbonelli. Era chiamato “il Conte” per via del suo
sangue blu: il suo trisavolo era Primo Ministro del re
Franceschiello “’O Re di Napule” l’ultimo dei Borboni.
Ignazio
suonava con un suo quartetto alla “Tour Hassan” un
vecchio Night Club di Roma che regalava ai
frequentatori, quasi tutti turisti, uno spettacolo
farcito di soubrettine fallite, fantasisti e
prestigiatori che avevano di tutto fuorché del
prestigioso.
Il grande
Ignazio, oltre a cantare e far ballare i presenti doveva
anche accompagnare il varietà (cosa che offendeva
pesantemente il suo animo d’artista), infatti questa per
lui era come suonare il pianoforte con degli aghi
infilati nelle unghie delle dita, ma aveva una famiglia
e doveva pur mantenerla.
Volevamo
fargli una sorpresa. Entrammo nel locale quasi di
soppiatto e alla stessa maniera, ci accomodammo su un
divanetto in un angolo lontano dall’orchestra,
illuminato a malapena da una luce rossa. Ordinammo due
Whisky and Coca che non arrivarono mai in quanto, dopo
pochi secondi, nel locale successe il finimondo. Due
uomini cominciarono ad inveire contro un’armadio di
colore che, seduto più in là, stava infastidendo una
ragazza…almeno così grugniva uno di loro. Volarono delle
sedie…alcuni bicchieri passando sulle nostre teste
s’infransero sul muro dietro di noi…non ci restava che
catapultarci dietro la spalliera del divano. Pochi
secondi e una terza persona ci piombò addosso;
evidentemente aveva avuto la nostra stessa idea. E’ così
che ci trovammo faccia a faccia con Ignazio: “e voi che
ci fate qui?” “Niente” risposi io: “sapevamo che c’era
una rissa e siamo venuti a salvarti dalle
botte”…”Perché” rispose lui: “suono poi così male?”
Passare
dalla paura alla gioia di rivederci fu questione di
secondi. Quando due ore più tardi uscimmo dalla Tour
Hassan eravamo un trio carico d’entusiasmo e di
progetti.
Ignazio ci
segnalò un batterista che a parere suo era proprio
quello che ci voleva per farci fare il salto di qualità:
GIANNI MENNUNI il batterista più tecnico e geniale che
avremmo mai immaginato esistesse sulla piazza di Roma,
secondo solo ai già famosi allora (ma ancora solo per i
“nighttharoli”) Tullio De Piscopo e Ciro Cicco (fratello
di Tony della Formula tre) che tra loro si contendevano
la palma di numeri uno.
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GIANNI MENNUNI
Batteria - Percussioni |
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Gianni lo
andammo a trovare proprio al Sing Song: il locale dove
avevamo fatto tanta cavetta e dove ora lui si esibiva
come betterista nei Faraoni. Parlammo con lui che senza
pensarci un attimo sposò il nostro progetto. Appena il
tempo di finire il mese di contratto che ancora lo
legava ai colleghi ed era tutto per noi…lui, le due
casse, i quattro tom, i due timpani, i tremila tra
piatti, campanelli e trick e track e tutta la sua verve
e comicità fatta di una tale originalità che ogni volta,
con i colleghi di un tempo, trovandoci a parlare di lui,
ancora ci chiediamo come mai uno della sua genialità,
non sia riuscito a sfondare nel cinema o nel teatro come
hanno fatto tanti grandi personaggi del mondo dello
spettacolo che, malaguratamente per loro, quando in
particolari occasioni si trovavano a confrontarsi con
lui a suon di gags e battute, ne uscivano con le ossa
rotte…Massimo Boldi ne sa qualcosa. Ma torniamo a noi
che strumentalmente e vocalmente al top, ci sentivamo
pronti a spaccare il mondo!
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Da
sinistra: CLAUDIO NATILI – GIANNI MENNUNI – ALFREDO
DENTALE – IGNAZIO POLIZZY CARBONELLI |
Intanto il
m° Renato Martini non aveva mai smesso di credere in noi
e lo dimostrò quando alla Southern capitò di avere in
edizione una sigla televisiva scritta da Leo Chiosso e
Marcello Marchesi.
Mr.
Alberto Carisch avendo stabilito che fossimo noi ad
interpretarla, ci chiamò a Milano.
Il brano
si chiamava: “Un uomo come me” il motivo era classico
ma accattivante, purtroppo la trasmissione era di appena
quattro puntate e proprio
quando il brano stava per decollare non si sentì più, ma ormai sapevamo
di essere sulla strada giusta e di avere alle spalle le persone
che ci apprezzavano e credevano in noi.
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Il
contratto con la MRC era scaduto e la Southern Music ci
fece scritturare per la durata di un breve periodo da
una Casa Discografica diciamo…sperimentale. Il
proprietario era un certo industriale che voleva fare il
discografico per gioco del quale ora non mi sovviene il
nome, ma che comunque doveva essere molto vicino a colui
che conta più di ogni altra cosa; infatti non ricordo
bene se si chiamasse, Sanpietro o Padrenostro o cose del
genere. Comunque essere legati a qualcosa che aveva a
che fare con il divino non ci dispiaceva affatto. La
Casa Discografica si chiamava “MIURA” il direttore
artistico era il Maestro Rodolfo Grieco un amico di
vecchia data. Con questa casa discografica pubblicammo
tre singoli, il primo: “Processo a George Brown” il cui
ritmo ci era stato suggerito proprio dal De Piscopo che
in quel periodo alloggiava con noi in una pensioncina di
Milano dal nome “Doremì”, gestita dal M° Sergio Nanni
che anni dopo doveva diventare direttore artistico
nientemeno che del “Festival di San Remo” e il secondo:
“Hai visto che tempo fa?”, il terzo: "Finisce il Mondo".
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A
riascoltare oggi questi due brani
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possiamo dire che con il
primo inconsapevolmente
avevamo inciso il primo
Rap in Italia
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e con il
secondo centrato
un bel ritmo di samba.
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Comunque
tutto mi fa pensare che i Romans in quel periodo,
riascoltando le registrazioni di allora, si potevano
paragonare ad un cieco che va avanti a tentoni cercando
la via di uscita; infatti era proprio così: cercavamo di
uscire da un’esistenza musicale anonima tirando ad
indovinare un centro sempre più difficile da colpire. La
Miura fece prima a chiudere che ad aprire, infatti il
proprietario si accorse in un baleno che con la musica
rischiava in breve tempo ad annullare i remurenativi
affari e tutti i successi ottenuti in campi a lui più
consoni.
Come un
fulmine a ciel sereno si presentò a noi Pier Quinto
Cariaggi: un personaggio simpatico e affabile, ma che si
vedeva lontano un miglio che fare il discografico per
lui più che una professione era uno sfizio. Con Cariaggi
partecipammo al “Festival delle Rose” una
manifestazione canora abbastanza importante che si
teneva annualmente all’Hotel Hilton di Roma dove con il
brano “Il Pieno” cantato anche da Lara Saint-Paul ci
classificammo terzi.
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45
Giri
"Il pieno"
Terzo classificato
al
Festival delle Rose |
Fu lì che il Maestro
Mescoli, sentendoci, ci propose un contratto “vero”;
noi eravamo legati alla CDI del manager e amico
Pier Quinto Cariaggi che alla nostra preghiera di lasciarci andare per
altri lidi con fare magnanimo ci spiegò
che anche se a malincuore ci avrebbe fatto
questo regalo. In realtà il regalo se lo faceva da
solo in quanto avere un gruppo nel suo Team, per lui era
molto oneroso.
Quattro
componenti di un gruppo, sia negli spostamenti
promozionali che nei periodi di trasferta per sala di
incisione, equivalevano a quattro viaggi, quattro
alloggi ed altrettanti conti di ristorante; se a questo
aggiungiamo il fatto che la vendita di dischi del
suddetto gruppo era quantificata in poco più di mille
copie, non accettare il trasferimento era pura follia e
di certo Cariaggi non era folle. Approdammo così alla
Style, una casa discografica emergente e fu così che il
maestro Gino Mescoli, stimato musicista di cui conservo
ancora un caro ricordo, si prese cura di noi.
Era il
1970 e sotto la sua direzione realizzammo il nostro 1°
L.P. dal titolo:
1970 L.P. Gente qui gente là Style record
Genere Pop

Brani contenuti in
questo L.P. (cliccando sui titoli appaiono i testi)
Gente qui
Gente là
Nel fondo
di un bicchiere
Lollypop
Le scarpe
mi portano da te
Te ne vai
Luce sole
e poi….
Ore 20,40
Dimmi o
cielo
6/2023
Io, la
primavera e tu
L’ora
giusta
Apri gli
occhi
In questo
disco cercammo di dare il meglio di noi sia dal lato
vocale che strumentale. Era abbastanza all’avanguardia:
la critica lo accettò con favore, il pubblico, visti i
risultati, un po’ meno.
Oggi il
disco “Gente qui Gente là” è ritenuto un Cult di quegli
anni e da quel che mi dicono i collezionisti che si sono
messi in contatto con me via Internet da varie parti
d’Europa, degli L.P. in vinile dei gruppi italiani di
quegli anni è uno tra i più ricercati. Io ne posseggo 2
copie. Sono intoccabili!
Il disco
comunque era piaciuto molto ai dirigenti della Style al
punto che ci proposero di preparare un singolo per
un’eventuale partecipazione al “Disco per l’estate”. In
quegli anni, dopo il “Festival di Sanremo”, era la
manifestazione più importante; era organizzata dalla RAI
e aveva già decretato il successo di diversi artisti: Al
Bano e Franco I° e Franco IV° ne sanno qualcosa.
E così, io
e “il Conte” ci mettemmo per l’ennesima volta all’opera
componendo un brano estivo che più estivo non si può:
“Sole sole, mare mare”
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da
sinistra:
Alfredo, Ignazio, Gianni e Claudio |
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Quell’anno
nonostante il brano avesse tutte le carte in regola per
sfondare non andammo al “Disco per l’Estate” a noi fu
preferito un certo Lionello, un cantante che era stato
già inserito nella stessa manifestazione l’anno prima
con discreti risultati. Sole Sole Mare Mare, non andò
male e sono sicuro che se fossimo andati noi al Disco
per l'Estate avremmo sfondato con un anno di anticipo.
Ma ormai i
tempi erano maturi il successo lo sentivamo a pelle,
quel successo che doveva toccare tutti eccetto uno:
Gianni Mennuni, che malaguratamente decise, per
controversie con il bassista, di lasciare il gruppo.
Gianni il
giorno dopo, già suonava con Little Tony. Un batterista
come lui era impossibile che rimanesse anche un’ora
senza un ingaggio.
Qualche
mese fa sono stato a trovarlo. Si trova in un bellissimo
Camping Internazionale. A causa di un brutto incidente
d’auto vive portandosi dietro una bomboletta di
ossigeno; però devo dire che non ha perso il suo humor… è
sempre fortissimo ed è capace ancora di farti piegare in
due dalle risate. E’ stato un bus a prendere la sua auto
in pieno, il destino, beffardo, ha voluto che a ridurlo
così sia stato proprio uno di quegli autisti che lui
fermava con un cenno…che gli aprivano la porta
anteriore…e che aspettavano smadonnando che lui,
appoggiato il piede al predellino, si allacciasse la
scarpa per poi farli ripartire. Chi lo conosce sa che è
la verità; io posso aggiungere che questa è solo una
delle piccolissime e più insignificanti stramberie che
la sua geniale burloneria gli suggeriva di mettere in
atto.
 |
ALBERTO
CATANI
Batteria
Percussioni |
Al posto
di Gianni Mennuni entrava ALBERTO CATANI, in seguito
soprannominato “Cita”, visti i suoi capelli selvaggi e
l’agilità nel passare da un tamburo all’altro. Alberto
era un buon batterista, ma non cantava, e a noi serviva
disperatamente un’altra voce. C’era un cantante che
aveva lasciato i “ROOLS 33” e in quel momento era a
Milano senza lavoro: TONI COCLITE lo ingaggiammo. |
Sciogliemmo il contratto con la Style e aderimmo alla
proposta del produttore ed ex cantante Bruno Pallesi di
entrare nella scuderia della Polaris un’etichetta
discografica piccola ma rampante.
|
I
ROMANS al Festivalbar
da sinistra:
Ignazio, Alberto, Alfredo, Toni e Claudio |
 |
Con
Ignazio Polizzy mi misi all’opera e puntando ancora al
“Disco per l’Estate” componemmo “Voglia di Mare” e
quello fu il nostro primo e vero successo discografico.

45
Giri
"Voglia di mare"
Finalista Disco Estate
1972 |
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Sull’onda di questo successo pubblicammo una
canzone molto orecchiabile e abbastanza
originale per allora: ANY WAY non ebbe il
successo di “Voglia di mare”, ma neanche andò
male, dal numero di copie vendute si poteva
dedurre che oramai avevamo un nostro pubblico.
|

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Vittorio
Salvetti, patron del “Festival Bar”, ci volle nel cast
della sua manifestazione. Era l’estate del ‘73 ed
arrivando in finale con “Caro Amore mio” capimmo che ci
eravamo ritagliati un solido posto tra i gruppi più in
voga di quegli anni e che noi ne facevamo parte a pieno
merito.
Pubblicammo un L.P. che prendeva il titolo dal nostro
brano di successo: “Caro amore mio”
I Romans al FESTIVAL BAR ’73 in
una foto insieme ad Adriano Pappalardo
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33
Giri
"Caro amore mio"
Primo LP Polaris |
1973
L.P. Caro Amore Mio Polaris –
Messaggerie Musicali
Brani contenuti in
questo L.P.
Caro amore
mio
Any Way
Vento caldo e sabbia
Sei partita
Fingevo di dormire
Sono io che torno
Mille nuvole
Amore tra i vetri
Voglia di mare
Dove il cielo è blu
Come è allegra questa casa
Un disco che continuo ad ascoltare
L’autunno
del 1973 io e Ignazio, lo passammo quasi sempre a fare
la spola tra casa e studio di registrazione. In casa
componevamo canzoni, in studio le mettevamo su nastro.
Il binomio Polizzy – Natili cominciava finalmente a
farsi largo tra l’esigua schiera di Autori-Eletti…noi li
chiamavamo così perché avevamo provato sulla nostra
pelle quanto era stato difficile farsi largo tra la
miriade di autori, cantautori o pseudo tali che ogni
giorno provavano a farti fischiettare una loro canzone.

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Nacquero così tante belle canzoni…Un
momento di più – Quando una donna –
Valentino e Valentina – Matita blu –
Angela – Mi mancherai. Ma torniamo a noi. Il 33 dal
titolo “Quando una donna” che la Polaris
pubblicò nell’inverno de ’74 fu un vero
successo. Tanto che Bruno Pallesi,
nostro discografico e manager, decise di
farci partecipare ancora a quella
manifestazione che due anni prima ci
aveva consacrati: “Un Disco per
l’Estate”
Claudio Natili
Ignazio Polizzy Carbonelli
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|
Il
brano dal titolo:“Il mattino dell’amore”,
nelle selezioni radiofoniche, dove il pubblico
da casa era chiamato ad esprimere le proprie
preferenze, era quello tra i più votati. |
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Nei
punteggi che avrebbero dovuto portare in finale i primi
quattro brani il nostro risultava sempre al terzo posto.
Eravamo preceduti solo Dal “Guardiano del Faro”
(Federico Monti Arduini) e Mino Reitano… noi sempre
attaccati a loro; gli altri, staccati di qualche
migliaio di punti.
Nell’ultima trasmissione radiofonica, quella che avrebbe
deciso le quattro canzoni finaliste, i funzionari Rai,
d’accordo con le maggiori case discografiche, per lo
scontro finale, divisero tutte le canzoni in due
gironi. I Romans furono messi nel girone dove avevano
sempre spadroneggiato Reitano ed Arduini e dato che con
loro eravamo sempre risultati terzi si profilava per noi
una sonora sconfitta con conseguente uscita dalla
finalissima. Mettemmo al corrente il discografico, ma
subito capimmo che non c’era nulla da fare…le grandi
case avevano deciso così.
I
concorrenti inseriti nel girone “A” dovevano concorrere
tra loro…quelli della “B”, con quelli del girone “B”, e
così andarono in finale “Il guardiano del Faro” e Mino
Reitano per il girone “A”….Al Bano e i Camaleonti per
il girone “B” e pensare che questi ultimi due gruppi li
avevamo sempre distanziati di tre o quattromila voti.
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33
Giri
"Quando una donna"
Secondo LP Polaris |
1974
L.P. Quando una donna… Polaris – Messaggerie Musicali
Brani contenuti in
questo L.P.
Quando una
donna
Un momento di più
Valentino e Valentina
Matita blu
Il mattino dell’amore
Proprio così
Mi mancherai
Angela
Vorrei partire
Poche cose
Io e
Polizzy ci presentammo un giorno agli altri componenti
del gruppo perchè avevamo avuto un'idea geniale su una
canzone: “Sentite questo brano… secondo noi sarà un sicuro
successo”. Il brano si chiamava “Tornerò”, brano cantato
dai più grandi artisti internazionali, un brano che ha
fatto il giro del mondo. In quel periodo, avendo già in
classifica Hit Parade un altro brano che stava
scalando la classifica, il nostro discografico non
valutò l'importanza di incidere questa canzone così
decidemmo di regalarla ad altri.
Quando il
brano in questione pochi mesi dopo era in testa alle
classifiche di mezzo mondo, ci rendemmo conto di che
razza di autogol ci eravamo resi protagonisti.
Tutti, da
discografici, editori e amici musicisti si chiedevano
come mai un brano composto dai Romans era stato regalato
ad altri.
C’era un
ragazzino che Tonino Gentile, nostro manager, ci aveva
segnalato. A sentire lui, questo ragazzo era molto forte
nel canto e aveva una timbrica vocale ad di sopra del
normale con una estensione di voce eccezionale. Si
chiamava Silvio Aloisio, nome d’arte Daniele Montenero.
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D
A
N
I
E
L
E |
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A
L
O
I
S
I
O |
Andammo a
sentirlo in un locale della riviera romagnola… era
eccezionale! C’erano più ostacoli che ci impedivano di
inserirlo nel gruppo…: primo aveva già un produttore, uno tra i
più conosciuti con un contratto con la CGD CBS Sugar,
secondo da lì a una settimana Daniele sarebbe partito
per il servizio militare.
Il produttore
di Daniele era
Giancarlo Bigazzi con un progetto musicale già in corso
e
l’impresa non si presentava per niente facile perché
Daniele non era una delle tante voci che si trovano un
giorno sì e uno no… era un cantante vero, di quelli che
quando lo ascolti ti lasciano a bocca aperta; Bigazzi
non lo avrebbe lasciato facilmente...
Daniele
pensò che sarebbe stato da pazzi perdere l’occasione di
trovarsi dall’oggi al domani in un complesso così
affermato anche se la
sua casa discografica lo proponeva in trasmissioni
radiofoniche come "Alto Gradimento", "Supersonic" ed
ad alla trasmissione "Disco per l'Estate".
Un giorno
Daniele si presentò da Bigazzi in divisa militare…
piangendo e in uno stato d’animo pietoso… tutto andava
male… in famiglia non c’era un parente… dico uno che
aveva una briciola di salute… compreso lui che con quei
quattro polipi alle corde vocali scoperti dal medico
militare, non avrebbe potuto più cantare. Doveva
rimboccarsi le maniche e lavorare… un lavoro “serio” e
non il “cantante”, professione rinomata più perché ti
può dare “fame” che “fama”.
Bigazzi si lasciò convincere.
Daniele era dei nostri.
Dopo il primo nostro successo finalmente all'Hit
Parade ci sentivamo come i Beatles, infatti non
attraversavamo strade se non sulle strisce...
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|
 |
Provammo a
produrci da soli fondando la “LOVERS” una nostra casa
discografica. Uscimmo con un L.P. e un singolo: La
mia donna. Il risultato fu ottimo. Il brano, un
ennesimo successo. Lo inserimmo nel 33 giri dal titolo:
“PROMESSE D’AMORE”
1975
L.P. Promesse d’amore Lovers record
Brani contenuti in
questo L.P.
Promesse
d’amore
Io e te
Non
lasciarmi mai
Quando
t’innamori ma non vuoi
Amore no
La mia
donna
Na – Na –
Na
Le lettere
d’amore
I sogni
d’amore
Gestire
una Casa Discografica per noi non era semplice, ben
presto ci accorgemmo che se non hai delle strutture
dietro e degli agganci giusti, non fai molta strada. Se
a questo poi aggiungiamo che sul nostro esempio, altri
artisti avrebbero potuto avere la stessa tentazione, si
fa presto a capire perché ti ritrovi dall’altra parte
della barricata più di una Casa Discografica con i
fucili puntati…non puoi passarla liscia…non si lascia
una Casa affiliata all’A.F.I. per mettersi in proprio.
Venimmo boicottati. La Polaris ci fece causa. E ci
ritrovammo improvvisamente in alto mare…naufraghi con
bandiera gialla.
A correre
in nostro aiuto un buon pirata… un pirata che rispondeva
al nome di Gianni Boncompagni. Un personaggio capace,
tosto ed influente che ci appianò tutte le controversie
decidendo di produrci.
Ci mise su
un progetto stellare.
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da
sinistra: Daniele - Ignazio - Alfredo - Claudio
- Alberto |
Un L.P.
dove noi suonavamo con dietro una grande orchestra.
Ed era
grande davvero. Sessanta elementi sessanta, chiamati a
rivestire la nostra ritmica con gli arrangiamenti del M°
Paolo Olmi.
Dopo sei
mesi di sala di registrazione, partorimmo l’album più
bello della nostra carriera.
“I ricordi più belli del nostro amore”
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33
Giri
"I ricordi più belli del nostro amore"
Prodotto da Gianni Boncompagni
per la BUS - CGD |
1978
L.P. “I ricordi più belli del nostro amore” BUS –
Messagg. Mus.
Brani contenuti in
questo L.P.
La Tua festa
Al grappolo d’oro
Per un amore
Sei bella
Si fa sera
Non lasciarmi morirei
Si stringeva a me
Good bye my love
Fiore di carta
Sulla giostra dell’amore
I ricordi più belli di noi
|
Alfredo Dentale - Alberto Catani - Daniele
Aloisio - Ignazio Polizzy - Claudio Natili |
Quando i
dirigenti della CGD Messaggerie Musicali ascoltarono
questo L.P. rimasero a bocca aperta. Dissero che quello
era uno dei più belli L.P. della loro produzione. Il
dott. Crepax, l’allora direttore artistico, ci mandò un
telegramma di tali complimenti che a leggerlo per un
attimo ci sentimmo in Paradiso: brani bellissimi
rivestiti da arrangiamenti azzeccatissimi, la voce di
Daniele eccezionale, altrettanto le parti corali. Si
profilava un successo strepitoso; infatti, la prima
settimana 5000 copie andarono a ruba; la seconda
settimana…non ci fu mai una seconda settimana perché
Boncompagni, nostro produttore, per sue ragioni
personali e contenziosi pregressi ruppe con la CGD che
ritirò tutte le sue produzioni dal mercato e quindi i
“Ricordi più belli del nostro amore”…andò ad
incrementare quella parte del nostro cervello dove
albergano i…ricordi.
La CGD
però non si era dimenticata di possedere in catalogo
tanti nostri brani di successo e così mise sul mercato
una compilation di nostri brani tra i più significativi
dal titolo. “Caro amore mio”
“Caro amore mio”
 |
Il
meglio dei Romans
"Caro amore mio"
Compilation |
1979
L.P. “Caro amore mio” - CGD - Messaggerie Musicali
Brani contenuti in
questo L.P.
Caro amore
mio
Voglia di
mare
Stiamo
bene insieme
Mi
mancherai
Un momento
di più
Sei bella
Il mattino
dell’amore
Fiore di
carta
Per un
amore
Quando una
donna
Si fa sera
I ricordi
più belli di noi
Sotto la
guida di Boncompagni passammo due anni chiusi nella sua
sala di registrazione a comporre canzoni e fare provini
per altri artisti fin quando, un giorno, si presentò a
noi con il M° Flavio Carraresi, un produttore della
R.C.A.
I due si
strinsero la mano e noi passammo all’A.R.C. una
“sottomarca” della casa americana.
Avevamo
composto un brano niente male, il titolo era: “Ho
bisogno di te”…un titolo che si intonava a perfezione
con quello di cui avevamo bisogno noi: tornare ai
livelli della Hit. Il brano piaceva molto e Carraresi
le tentò tutte pur di farcelo presentare a Sanremo. Il
giorno prima della lista ufficiale dei partecipanti al
Festival i giornali, tra i candidati, portavano il nome
del nostro complesso, poi, il giorno dopo…nella lista
ufficiale…niente. Eravamo fuori dai giochi.
Per
consolarci la R.C.A. ci fece partecipare a “Cento Città”
una manifestazione che si svolgeva in tour in quasi
tutte le città della penisola. Le radio locali la
facevano da protagoniste. “Ho bisogno di te” non andò
proprio male, anzi…ci lasciò in ognuno di noi, il
rimpianto della certezza che se quella canzone avesse
partecipato al Festival di Sanremo, sarebbe stata un
successo.
Fu
inserita in un Qdisc: così si chiamavano quei 33 che
contenevano, pur avendo lo stesso formato, quattro
brani; infatti, oltre a “Ho bisogno di te” nel 33
c’erano anche “Ho capito”, “Abbandonati” e “Se penso
penso a te”: brani che avevamo composto già dai tempi di
Boncompagni.
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da
sinistra: Alfredo - Daniele - Ignazio - Alberto
- Claudio |
“Ho bisogno di te”
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Qdisc
"Ho bisogno di te"
Prodotto da Flavio Carraresi
per ARC - RCA |
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1980
Qdisc “Ho bisogno di te” I Romans
ARC – RCA
Brani contenuti in
questo Qdisc
Ho bisogno di te
Ho capito
Abbandonati
Se penso, penso a te
Al n° 1111
della via Nomentana c’era “Il Cenacolo” un complesso di
casolari che su idea dei dirigenti R.C.A e in primis il
duo Melis – Cantini erano stati adibiti a sale di
registrazione, dove gli artisti di quella grande Casa
Discografica erano liberi di registrare a piacimento
tutto ciò che passava loro per la testa. Fu un bel
periodo quello. Con i colleghi che bazzicavano “il
Cenacolo” eravamo diventati più che amici e spesso si
collaborava oltre che a livello di consigli anche e solo
a quello di idee. Ci si ritrovava tutti, da Rino Gaetano
alla Scola Canthorum, dagli Alunni del Sole ad Anna Oxa.
Veramente un periodo da non scordare.
L’ARC
decise di pubblicare un L.P. dal titolo I Romans. Il
nostro produttore puntava soprattutto sul nostro marchio
che riteneva fosse una garanzia e sinonimo di vendite
ecco perché non aveva dato al 33 il nome del titolo di
un brano.
“I Romans”
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33
Giri
"I Romans"
Primo LP
Prodotto da Flavio Carraresi
per ARC - RCA |
1982 L.P. I Romans ARC -
RCA
Brani
contenuti in questo L.P.
A Londra
Abbandonati
Angelo mio
Un’avventura
Cominciò
così
Ho bisogno
di te
Un giorno
in più per noi
Il
campione
Flavio
Carraresi non stava molto bene. Un’incurabile malattia
lo stava consumando piano piano, ma lui aveva sempre
un’entusiasmo di un ragazzino, tanto che a volte,
durante le nostre prove al “Cenacolo” era lui a mettersi
alla batteria. Un minuto…due…poi stanco si rialzava dal
seggiolino incoraggiato dai nostri scroscianti applausi.
Registrammo per R.C.A. un 45 interessante dal titolo: “
AMERO’ ”
|
45
Giri
"Amerò"
Prodotto da Flavio Carrarese
per la RCA |
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Flavio
Carraresi, produttore capace e amico vero, morì di lì a
poco.
Noi
decidemmo di sospendere la nostra attività.
Andammo
ognuno per la nostra strada, non riuscendo in seguito
più a riunirci come una volta. Ci perdemmo di vista.
“Il
Conte”…il Grande…l’Amico…il Fratello “Ignazio Polizzy
Carbonelli” ci lasciò dopo una breve ed implacabile
malattia.
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CIAO
IGNAZIO SEI UN GRANDE |
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TI
VOGLIAMO BENE |
Ci
rivedemmo in quel triste mattino del funerale,
riproponendoci che prima o poi avremmo ripreso a suonare
insieme.
Nessuno di
noi immaginava che quel prima o poi sarebbe durato
qualche anno.
Un giorno
mi chiamò Daniele: “Claudio…ci staresti a rimettere su I
Romans?” “Si potrebbe vedere…Alfredo che fa?” “Alfredo
no…è intenzionato a lasciar perdere, recentemente ha
avuto problemi di cuore, 5 by pass”. “E
Alberto?”...”Non si è mai fatto sentire…neanche conosco
il suo numero telefonico!...Ci sei rimasto tu…che fai?”
“E’ da quando è venuto a mancare Ignazio che non tocco
più la chitarra. Neanche l’ho più voluta guardare.
Però…ci si può sempre provare!”
ANNO 2007
I Romans…o quel che rimane di loro entrano in sala.
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