BIOGRAFIA

Discografia e “Romans Story” raccontata da Claudio Natili

Claudio Natili e Silvio Aloisio in arte "Daniele", componenti storici del gruppo, ...stanno continuando la loro storia... quale?... Ma è semplice... eccola. 

“I Romans” nascono nel 1959.
Tutti i componenti sono studenti.

L’idea di formare un gruppo musicale nasce dall’incontro di tre studenti di ragioneria: IGNAZIO POLIZZY CARBONELLI (pianoforte acustico) ALBERTO CORI (sax contralto, tenore e flauto, ed ideatore del nome “i Romans”) e RENATO LODISPOTO (contrabbasso acustico). A loro si unì poco dopo il batterista DIEGO PETRERA, studente di percussioni e violoncello all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma.

Da un amico di studi dei tre ragionieri io: CLAUDIO NATILI, attualmente, unico elemento facente ancora parte dei Romans, (è per questo che chiedo venia al mio collega-cantante DANIELE ALOISIO, attualmente in forza con me nei Romans, se racconto questa storia in prima persona…Daniele con noi ancora non c’era) venni a sapere che cercavano un chitarrista e fui io, sbarbatello studente di liceo e senza neanche fare una prova, a catapultarmi tra loro proprio nel bel mezzo di un concerto, al dancing “Olimpo” di Roma: un locale allora alla moda nel quartiere Tuscolano.

Non so se a farmi accettare nel gruppo fu la mia bravura nel suonare contorcendomi ginocchioni, come avevo visto fare qualche mese prima ad un chitarrista di un gruppo rocchettaro nel film: “Europa di notte”, o fu la lucentezza della mia bellissima chitarra elettrica “Framus” che tanta fatica era costata, pochi giorni prima, alla mano di mio padre: ricordo che impiegò almeno quindici minuti per firmarne tutte le cambiali per l’acquisto; fatto sta che da quel giorno entrai a far parte dei “Romans”. 

da sinistra a destra:

Renato Lodispoto

Claudio Natili

Ignazio Polizzy Carbonelli

Diego Petrera

Alberto Cori

Il nostro primo contratto “serio” fu al “Florida”: un nigth club, allora, tra i più rinomati della capitale, frequentato e (visto da quello che spendeva di Don Perignon, circa 300.000 lire a sera, ad occhio e croce 10.000 euro di oggi) possiamo dire “sostenuto” dal re Faruk: un sovrano spedito a godersi gli ultimi anni della sua vita in esilio in Italia; i Romans, con un contratto di 12.500 lire a sera potevano ben dire di essere finanziati lautamente da un “governo straniero”. Il “Florida” si trovava in via Capo le case…via a quei tempi famosa anche per una di quelle case che dovettero poi chiudere i battenti a causa della legge Merlin… strani quei tempi…coesistevano tranquillamente, uno accanto all’altro, due locali dove si consumava piacere… la differenza stava che nel primo entravano re in esilio e industrialotti della capitale… nell’altro la classe operaia che una volta al mese o giù di lì, poteva permettersi di andare in Paradiso…se così si vuol chiamare.

Oggi il Florida non esiste più; al suo posto hanno aperto una banca…due maniere diverse di toglierti i soldi.

Quei quattro mesi di contratto al Florida mi fecero decidere che il mio avvenire era la musica. All’epoca si suonava dalle 22 della sera e si andava avanti fino alle 4 del mattino. Al liceo si entrava alle 8,30 e si dormiva fino alle 12: questo succedeva a me e così decisi di lasciare. Ancora ricordo la faccia allibita della prof di greco quando le dissi che lasciavo alle soglie del diploma; in un primo momento mi prese per pazzo poi, quando seppe che guadagnavo circa 4.000 lire al giorno, mi chiese se avevo una chitarra anche per lei.

Ignazio Polizzy Carbonelli, il tastierista del gruppo, non diventò mai ragioniere; lasciò gli studi anche lui. Fu proprio in quel periodo che si cementò la nostra amicizia. La passione della musica e lo stare tutto il giorno a mangiare pane e note, lui al piano e io alla chitarra, ci fece scoprire quante affinità musicali c’erano tra noi. Iniziammo a scrivere canzoni insieme, quelle canzoni che anni dopo ci avrebbero dato tante soddisfazioni e fatto vendere milioni di dischi. Non è un modo di dire né una spacconata, è la verità: Milioni di dischi!!!!

 La nostra prima “estate in trasferta” la trascorremmo in Sicilia e precisamente a Catania, suonando in uno stabilimento balneare chiamato “Villa Cardì” sito in una località periferica della città.

I ROMANS mentre si
esibiscono a Villa Cardì:
I ROMANS a Villa Cardì
I Romans a Villa Cardì Luglio 1960

Non so  se  quel  locale   esiste  ancora,  comunque fu il primo club estivo che ci accolse  positivamente.

E’ lì che conoscemmo Paolino Tagliaferri, un impresario che ancora ricordo con grande affetto. Quando il Dr. Tagliaferri ci prese nella sua scuderia promise che ci avrebbe fatto fare il salto di qualità e fu così, in quanto ci fece audizionare dal direttore artistico dello “Scaker”, il locale più “inn” di Roma, situato ai Parioli.

In questo locale debuttammo con il nuovo bassista: ALFREDO DENTALE,


un elemento che doveva diventare in seguito una  delle colonne dei Romans e che veniva nientemeno che dall’orchestra dei “Soliti Ignoti” del cantante GIGI PROIETTI.  Sì…quel  Gigi  Proietti  famoso  attore  che  allora   era soltanto   uno   sconosciuto cantante  e  che   si  esibiva  tutte  le  sere  alla “Taverna Margutta” altro locale storico di Roma, dove per un piatto di spaghetti, (offerti da Americo gestore del locale), prima di diventare “MODUGNO” si esibiva accompagnandosi con la chitarra quello che qualche anno dopo doveva diventare uno dei più grandi e popolari artisti del mondo della musica italiana ed internazionale .

I due mesi che seguirono il debutto allo Scaker furono per noi mesi meravigliosi. Ci esibivamo come complesso spalla o “seconda orchestra”: allora si usava chiamare così il complesso che precedeva l’esibizione degli artisti con la “A” maiuscola. E anche se avevamo tutto da imparare da certi colleghi famosi, spesso ai primi posti della Hit, ricordo che sapevamo farci apprezzare per il nostro sound e impasto vocale, che non lesinava falsetti e bassi di grande effetto. Almeno era questo che ci dicevano, facendoci i complimenti gruppi come: I Campioni di Tony Dallara, I Four Saints, Peppino Di Capri, Gastone Parigi e la sua orchestra, Los Marimbas do Guatemala, Fred Bongusto, Don Marino Barreto jr. e tanti altri.

Come orchestra  da   ballo   eravamo  diventati una   garanzia. I gestori  dei  locali  di  Roma facevano a gara per scritturarci:

a Rupe Tarpea, le Grotte del Piccione, Il Kit Kat, Il Pipistrello, il Capriccio, Oliviero al Club 84.

Noi  crescevamo  e  con  noi cresceva  l’agenzia del   buon   Paolino   Tagliaferri   che   nel frattempo entrando in società con il più famoso Marchese Antonio Gerini era diventato, nel campo artistico, uno dei Big della Capitale. E’ lui che ci portò al “Capanno”. No…non fraintendiamo… non è che per colpa di Gerini perdemmo pure la casa finendo per trasferirci in un capanno, ma quello era il nome di uno dei locali più famosi d’Italia…situato sul lago di Paola, la località più bella di Sabaudia (S. Felice Circeo) frequentata dai “Big” della capitale e in quel periodo persino dai Reali del Belgio.

 

I Romans a Villa Fiorio di Roma (Grottaferrata) all'epoca ritrovo dei "VIP".

Da sinistra: Claudio Natili, Dino Scollo, Alfredo Dentale, Diego Petrera, Alberto Cori.

Erano i mitici anni ’60 e i nostri fans erano nientemeno che: Maurizio Arena, Renato Salvatori, Lorella De Luca, Maurizio Merli… e tanti, tanti altri personaggi del gossip di quei favolosi anni.

I Romans al Gran Palace Hotel. Da sinistra a destra Giorgio Gaber, Milva, Paolo Bacilieri, Enzo Tortora, Lorella De Luca, Gino Bramieri

I Romans al Gran Palace Hotel con Gino Bramieri ed Enzo Tortora. Da sinistra a destra Alberto Cori, Rino De Lucia, Enzo Tortora, Gino Bramieri, Claudio Natili, Alfredo Dentale.

I Romans al Gran Palace Hotel. Da sinistra a destra Rino De Lucia, Alfredo Dentale e Claudio Natili durante il loro show di canzoni e cabaret.

I Romans all'Hilton di Roma.

I Romans accompagnano Don Marino Barreto Jr. in uno dei suoi grandi successi "Angeli negri".

Il regista Alfredo Giannetti nel film: “L’automobile” con Anna Magnani e Massimo Ranieri dovendo girare una scena in un night club ci telefonò a casa dicendo: “Ragazzi devo girare una scena al Capriccio e non la giro se non ci siete voi!” Naturalmente era una battuta, ma il giorno dopo ci scapicollammo sul set dove ci fece cantare una delle nostre canzoni da lui preferita: “Nel fondo di un bicchiere!” tratta dal nostro primo L.P. “Gente qui, gente là”.  In seguito Giannetti ci diede due suoi testi da musicare.

E’ così che presero vita due nostri brani: “Matita blu” inserita in seguito in un nostro L.P. di successo: “Caro amore mio!” e “Al piano bar” cantata ed incisa per la “YEP” in maniera magistrale dal duo: “Juli and Julie” e pubblicata sul loro primo L.P. dal titolo “Una storia d’amore!”

Ah, già…dimenticavo di dirvi come nacquero discograficamente I Romans… eccomi a voi:

Suonavamo al “Sing-Song” di Roma (all’epoca un localino frequentato da studenti, sito in Vicolo Rosini, una viuzza che si affacciava in Piazza del Parlamento) quando, capitando lì per caso, ci ascoltò il M° Ezio Leoni, allora Direttore Artistico della “Jolly” una delle Case Discografiche più rinomate, in quanto annoverava tra i suoi artisti nomi già noti quali: Celentano, Remo Germani, Peppino di Capri e tanti altri. Ezio Leoni decise di scritturarci facendoci incidere per la “Celson” (sottomarca della Jolly)  il nostro  primo 45 giri  dal  titolo:   “La tua mano”  brano composto da Mogol-Paoli.

45 Giri
"La tua mano"
Primo disco dei Romans

Erano  gli anni sessanta  e  le  10.000 copie che vendemmo furono ritenute dai dirigenti della Jolly  un vero “flop”.

Oggi sarebbe un successo strepitoso, ma allora che ad ogni successo come minimo corrispondevano 700.000 copie, fu un vero disastro. La facciata “B” non contribuì certamente ad alzare il livello del nostro lavoro. A giudicarla ora, era più una canzone per bambini che un brano da far concorrenza ai Corvi o ai Bisonti: gruppi che andavano per la maggiore. Il titolo è tutto un programma e il brano si chiamava: “Nani e Pigmei!”

Mah! Era sullo stile de “Il barattolo” di Gianni Meccia, che tanto andava di moda; forse per quello che allora ci sembrava bello. Oggi le nostre orecchie  si rifiuterebbero anche di sentirselo sussurrare. L’unica cosa che mi consola è il fatto che non l’abbiamo scritto noi, ma un nostro amico: Claudio Chianca: non so che fine abbia fatto…so solo che dopo quel “tonfo” discografico non lo ritenemmo molto più…”nostro amico”; però, mi piacerebbe rivederlo.

Mr. Gurtler, proprietario della Jolly volle darci un’altra possibilità….che sciagurato!!!

Incidemmo per la Celson altri tre 45 ed esattamente “Non vuoi ballare il twist” il cui retro era un brano di Fred Bongusto dal titolo “My love is dead” risultato…quasi come il precedente o giù di lì.

Quel periodo, avevamo conosciuto un pianista: un mostro di bravura, un egiziano nato al Cairo da genitori italiani, un vero maestro delle sette note di nome Caio Bascerano. Caio possedeva il dono dell’orecchio “assoluto”…non vi spaventate…non è una malformazione fisica…tirava un mazzo di chiavi in terra e immediatamente era in grado di elencarci tutte le note scaturite dall’impatto; per i miscredenti ce le risuonava al pianoforte. Provateci! Forse anche voi scoprirete di avere ”l’orecchio assoluto”. Io in “assoluto” ho scoperto di non possedere quella dote. Giorni fa ho provato a rintracciare, tramite Internet: il maestro Caio Bascerano…purtroppo mentre cercavo di sapere di lui, lui sapeva tutto di me…mi guardava da lassù…Caio Bascerano morto il 15 Maggio 2002. Ciao Caio. I Romans ti hanno voluto bene, come penso tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerti. Ma torniamo a noi: sotto la sua guida registrammo, sempre per  la Celson  due 45 giri dal titolo: “Habibi Twist” che aveva sul retro (facciata “B”) “Basta un pensiero” e “T’amo Tamourè” una facciata “A” che ricordava le Haway, il ritmo proveniva da lì, il cui retro era ancora un twist dal titolo “Con te sulla spiaggia”. A riascoltarle ora, devo dire che non erano male…all’epoca molte canzoni di livello inferiore avevano raggiunto la Hit, ma sembrava quasi che a noi certi traguardi fossero vietati…il destino fa di questi scherzi e ripensandoci ora…a mente fredda…devo dedurre che con noi scherzava parecchio; infatti, la nostra casa discografica ci liquidò con due righe. Mi vergogno a dirvi cosa c’era scritto. Nella lettera salvava solo il cantante: Ignazio Polizzy Carbonelli e così, oltre alla casa discografica perdemmo anche la voce solista che non potendo resistere al canto delle sirene di un contratto che si presentava a lui foriero di grandi e personali successi, se ne andò per la sua strada senza pensarci due volte. Lo sostituimmo con un pianista che ci presentarono “I Latins”, un quartetto che nei night andava per la maggiore: DINO SCOLLO: un tunisino di origine italiana, mangiava pane e jazz; era un pianista eccezionale…una bella persona…un grande amico.

DINO   SCOLLO
Pianoforte - Tastiere - Organo Hammond

Un paio di mesi dopo, il  nostro  batterista,  essendosi  ormai diplomato al conservatorio di Roma in percussioni e  violoncello e avendo vinto sia il Concorso per entrare  a  far  parte  dell’Orchestra  di  Santa Cecilia che   alla  Radio  di   Torino,   con   i   lacrimoni   che   gli   bagnavano   la  pelle   del  rullante  decise  di   lasciare  il   gruppo   e   così   a  sostituire  il  Prof.  Diego Petrera  arrivò RINO DE LUCIA: un batterista malato di Jazz e di musica brasiliana.

RINO DE LUCIA
Batteria - Percussioni

Mannaggia!... Scusate, ma non dico mannaggia perché Rino non era bravo, anzi… per noi lo era forse anche troppo, ma con certi elementi, senza accorgercene ci allontanavamo da ciò che ci poteva dare successo e popolarità… in parole povere, eravamo sempre meno commerciali.

Gli anni che seguirono furono un peregrinare da una casa discografica all’altra; nessuno ci dava fiducia dicevano che il nostro sound rispetto a quello dei “Corvi”, dell’”Equipe 84” o dei “Rockes” era troppo da night ed era vero. L’influenza dei classici americani, del night, e l’abitudine ai suoni acustici, morbidi e puliti, accompagnati da cori ispirati ai “Four Freshman” discograficamente ci tagliava fuori.  Però tutti coloro che ci ascoltavano nei night dicevano che eravamo non bravi, di più…bravissimi. 

Claudio, Alfredo, Alberto, Dino e Gennarino

Forse è stato proprio questo a non farci mai perdere la speranza che prima o poi avremmo agguantato il successo.  Com’era mai possibile che nelle nostre tournee sia in Italia che all’estero (Grecia, Svizzera, Spagna, Germania) chi ci ascoltava non faceva altro che farci complimenti, mentre per i discografici che venivano ad audizionarci non andavamo bene?

Ricordo che in quel periodo, la cosa che più ci mandava in bestia era lo scemo di turno che dopo averci tributato un applauso si avvicinava al palco e ci chiedeva: “Ma perché non andate a Sanremo?” Solo chi canta con successo senza raggiungere “il Successo” può capire cosa si prova in una simile circostanza. Sorvoliamo e parliamo piuttosto di Fortuna; non ci piombò tutta d’un colpo, ma arrivò pian piano partendo da Monaco di Baviera. Eravamo ai primi anni sessanta ed è lì che per la prima volta ascoltammo “I Beatles”. In Italia certi complessi neanche si sapeva che esistessero: allora non è come adesso che una canzone esce contemporaneamente in quasi tutti i paesi del mondo e se vuoi puoi scaricarla da Internet per poi metterla in repertorio. Le canzoni dei complessi inglesi o americani arrivavano da noi come minimo sei mesi dopo la loro uscita sui mercati d’origine e quei pochi fortunati, vedi L’Equipe 84 che avendo la possibilità di avere alle spalle la C.A.M. una Casa Editrice che importava canzoni dall’Inghilterra erano, grazie a questo meccanismo, riusciti ad arrivare al successo con delle bellissime cover tradotte in italiano. E così quel ritmo che chiamavamo “beat” e quel modo personalissimo di usare le voci, ci diedero la spinta a cercare nuove strade musicali, strade che in qualche modo potessero mettere in risalto le nostre qualità vocali; unica cosa che poteva darci la chiave per entrare a farci occupare, mediante una ben definita personalità, un posto, seppur piccolo, nel vasto mondo della canzone.

Quando i nostri contratti ci portavano ad esibirci nei night di Milano ero solito armarmi di chitarra e bussare alle porte delle tante, più o meno importanti, Case Editrici che pullulavano quella città. E’ così che una mattina più fortunata delle altre, una delle porte mi venne spalancata da Alberto Carisch, nientemeno che il proprietario della Southern Music: lui usciva…io entravo. “Piacere, Natili” “Hai qualcosa a che vedere con Alvise?” “Sì! era mio nonno!” Finalmente essere il nipote dell’autore di “Aggio perduto ‘o suonno” aveva il suo valore. Mi tenne tutta la mattinata nel suo ufficio a raccontarmi quante ne avevano combinate insieme. Non volle sentire neanche una canzone, mi presentò due dei suoi maestri che lavoravano nella sua casa di edizione: Amadesi (autore di successo avendo scritto tra l’altro “Tema” brano cantato dai Giganti) e Martini, mettendo quest’ultimo a mia disposizione dicendogli che potevo stare là a comporre canzoni per tutti i giorni del mese e tutti i mesi dell’anno. Quella fu la mia fortuna e quella dei Romans perché con quel maestro (Renato Martini) in seguito, insieme ad Ignazio Polizzy scrissi tante belle canzoni.

Il maestro Martini ci portò alla MRC, una piccola casa discografica che ci fece incidere due brani: Guarirò” e “La ballata di un cuore”. Questa canzone nata come facciata B destò l'interesse del regista cinematografico Renato Polselli che lo scelse come brano portante della colonna sonora del film "Mondo pazzo gente matta" (1965) con Silvana Pampanini, Enzo Cerusico e per la prima volta sullo schermo Anna Maria Panaro dove i Romans vi parteciparono oltre che come musicisti anche come attori.

45 Giri
"Guarirò"

Il   modo  di  imitare  i  fiati  con  le  voci,  non  piaceva  al   nostro impresario… un certo Gianni Vailati (dove sarà ora? Boh!)  e meno che  mai  ad   alcuni   gestori  di  locali  che   preferivano  i gruppi “rhytm blues”.                                                          

 
Alfredo, Dino, Claudio, Gennarino e Alberto
 

Alberto Cori, il nostro saxofonista e fondatore, decise di abbandonare appena tornati da una tournee consumata in Germania. Aveva deciso di sposarsi e, ricordandosi di essere ragioniere, chiese di essere assunto in qualità di amministratore in una casa di riposo per anziani. Evidentemente lo stipendio sicuro gli dava più certezze.

ALBERTO CORI
Sax Contralto - Tenore - Flauto

Devo dire che la passione per la musica non l’ha mai abbandonato. Ancora suona in feste private e locali da ballo. Ci sentiamo spesso ed ogni tanto ci vediamo anche sul campo di tennis. Lo batto sempre! La cosa non mi consola a pieno, ma in qualche modo devo pur fargli pagare di aver inventato per il nostro complesso un nome: “I Romans, che ancor oggi sento poco orecchiabile: il Giardino dei Semplici… I Cugini di Campagna…La Bottega dell’Arte… hanno nomi cacofonici (non è una mala parola); infatti, guardate quest’ultimi… hanno alle loro spalle solo un paio di successi (Come due bambini – Amore nei ricordi) eppure tutti ancora si ricordano il loro nome; noi, che abbiamo alle nostre spalle tante belle canzoni da hit e dischi caldi (Voglia di mare – Caro amore mio – Un momento di più – tto – Stiamo bene insieme – La mia donna . Ho bisogno di te ecc…ecc…) siamo rimasti nella mente di pochi, gli unici a non confonderci con la Roman Jazz Band o con Romance di James Last.

A sostituire Alberto ci pensò NINNI CARUCCI, un chitarrista con molte idee e un’interessantissima personalità. Con noi non si sentiva realizzato. Non era di certo salito fin su a Milano dalla Sicilia per fare il componente di un gruppo. Durò poco. Aveva altri progetti e il tempo devo dire che gli ha dato ragione. Carucci ha trovato la sua strada come arrangiatore e compositore; quasi tutti i brani cantati da Cristina D’Avena sono arrangiati da lui. 

 

I ROMANS da sinistra:

Rino

Alfredo

Claudio

Ninni

Dino

Fuori il Ninny arriva il Benny, scusate il gioco di parole, ma ad attraversare felicemente la nostra strada c’è ancora un sassofonista, UMBERTO BENNY: un ragazzo in gamba e musicista sublime, latin-lover per eccellenza.

Il Benny è stato con noi per un anno circa; giusto il tempo di farsi un centinaio di ragazze, formare un suo gruppo e portarsi via il pianista e il batterista. Rino De Lucia e Dino Scollo trovarono un accordo con lui ed è così che i due ci diedero l’addio decidendo di cambiare aria.

D’un tratto ci trovammo soli io e Alfredo…sembravamo Totò e Peppino nei “Due orfanelli” animati però da tanta voglia di emergere e altrettanta di rivincita…e non è presunzione se dico che sia musicalmente che come persone avevamo tutte le carte in regola per riuscirci.  

Dopo  aver  fatto  il  punto della situazione ed aver deciso che non potevamo andare ad esibirci nelle stazioni della metropolitana, pensammo di andare a recuperare il grande, il poeta, il filosofo, il nostro vecchio “amore” il mancato ragioniere “Il Conte”: Ignazio Polizzy Carbonelli. Era chiamato “il Conte” per via del suo sangue blu: il suo trisavolo era Primo Ministro del re Franceschiello “’O Re di Napule” l’ultimo dei Borboni.

Ignazio suonava con un suo quartetto alla “Tour Hassan” un vecchio Night Club di Roma che regalava ai frequentatori, quasi tutti turisti, uno spettacolo farcito di soubrettine fallite, fantasisti e prestigiatori che avevano di tutto fuorché del prestigioso.

Il grande Ignazio, oltre a cantare e far ballare i presenti doveva anche accompagnare il varietà (cosa che offendeva pesantemente il suo animo d’artista), infatti questa per lui era come suonare il pianoforte con degli aghi infilati nelle unghie delle dita, ma aveva una famiglia e doveva pur mantenerla.

Volevamo fargli una sorpresa. Entrammo nel locale quasi di soppiatto e alla stessa maniera, ci accomodammo su un divanetto in un angolo lontano dall’orchestra, illuminato a malapena da una luce rossa. Ordinammo due Whisky and Coca che non arrivarono mai in quanto, dopo pochi secondi, nel locale successe il finimondo. Due uomini cominciarono ad inveire contro un’armadio di colore che, seduto più in là, stava infastidendo una ragazza…almeno così grugniva uno di loro. Volarono delle sedie…alcuni bicchieri passando sulle nostre teste s’infransero sul muro dietro di noi…non ci restava che catapultarci dietro la spalliera del divano. Pochi secondi e una terza persona ci piombò addosso; evidentemente aveva avuto la nostra stessa idea. E’ così che ci trovammo faccia a faccia con Ignazio: “e voi che ci fate qui?” “Niente” risposi io: “sapevamo che c’era una rissa e siamo venuti a salvarti dalle botte”…”Perché” rispose lui: “suono poi così male?”

Passare dalla paura alla gioia di rivederci fu questione di secondi. Quando due ore più tardi uscimmo dalla Tour Hassan eravamo un trio carico d’entusiasmo e di progetti.

Ignazio ci segnalò un batterista che a parere suo era proprio quello che ci voleva per farci fare il salto di qualità: GIANNI MENNUNI il batterista più tecnico e geniale che avremmo mai immaginato esistesse sulla piazza di Roma, secondo solo ai già famosi allora (ma ancora solo per i “nighttharoli”) Tullio De Piscopo e Ciro Cicco (fratello di Tony della Formula tre) che tra loro si contendevano la palma di numeri uno.

GIANNI MENNUNI
Batteria - Percussioni

Gianni lo andammo a trovare proprio al Sing Song: il locale dove avevamo fatto tanta cavetta e dove ora lui si esibiva come betterista nei Faraoni. Parlammo con lui che senza pensarci un attimo sposò il nostro progetto. Appena il tempo di finire il mese di contratto che ancora lo legava ai colleghi ed era tutto per noi…lui, le due casse, i quattro tom, i due timpani, i tremila tra piatti, campanelli e trick e track e tutta la sua verve e comicità fatta di una tale originalità che ogni volta, con i colleghi di un tempo, trovandoci a parlare di lui, ancora ci chiediamo come mai uno della sua genialità, non sia riuscito a sfondare nel cinema o nel teatro come hanno fatto tanti grandi personaggi del mondo dello spettacolo che, malaguratamente per loro, quando in particolari occasioni si trovavano a confrontarsi con lui a suon di gags e battute, ne uscivano con le ossa rotte…Massimo Boldi ne sa qualcosa. Ma torniamo a noi che strumentalmente e vocalmente al top, ci sentivamo pronti a spaccare il mondo! 

Da sinistra: CLAUDIO NATILI – GIANNI MENNUNI – ALFREDO DENTALE – IGNAZIO POLIZZY CARBONELLI

Intanto il m° Renato Martini non aveva mai smesso di credere in noi e lo dimostrò quando alla Southern capitò di avere in edizione una sigla televisiva scritta da Leo Chiosso e Marcello Marchesi.

Mr. Alberto Carisch avendo stabilito che fossimo noi ad interpretarla, ci chiamò a Milano.

Il brano si chiamava: “Un uomo come me” il  motivo  era  classico  ma accattivante, purtroppo la  trasmissione era di appena  quattro puntate e proprio quando il brano stava per decollare non si sentì più, ma ormai sapevamo di essere sulla strada  giusta e di avere alle spalle le  persone  che ci apprezzavano e credevano  in noi.

Il contratto con la MRC era scaduto e la Southern Music ci fece scritturare per la durata di un breve periodo da una Casa Discografica diciamo…sperimentale. Il proprietario era un certo industriale che voleva fare il discografico per gioco del quale ora non mi sovviene il nome, ma che comunque doveva essere molto vicino a colui che conta più di ogni altra cosa; infatti non ricordo bene se si chiamasse, Sanpietro o Padrenostro o cose del genere. Comunque essere legati a qualcosa che aveva a che fare con il divino non ci dispiaceva affatto. La Casa Discografica si chiamava “MIURA” il direttore artistico era il Maestro Rodolfo Grieco un amico di vecchia data. Con questa casa discografica pubblicammo tre singoli, il primo: “Processo a George Brown” il cui ritmo ci era stato suggerito proprio dal De Piscopo che in quel periodo alloggiava con noi in una pensioncina di Milano dal nome “Doremì”, gestita dal M° Sergio Nanni che anni dopo doveva diventare direttore artistico nientemeno che del “Festival di San Remo” e il secondo: “Hai visto che tempo fa?”, il terzo: "Finisce il Mondo".

A riascoltare oggi   questi  due   brani

possiamo   dire   che   con  il     primo    inconsapevolmente   avevamo inciso il primo Rap in Italia

e con il secondo centrato un  bel ritmo di samba.

Comunque tutto mi fa pensare  che i Romans in quel periodo, riascoltando le registrazioni di allora, si potevano paragonare ad un cieco che va avanti a tentoni cercando la via di uscita; infatti era proprio così: cercavamo di uscire da un’esistenza musicale anonima tirando ad indovinare un centro sempre più difficile da colpire. La Miura fece prima a chiudere che ad aprire, infatti il proprietario si accorse in un baleno che con la musica rischiava in breve tempo ad annullare i remurenativi affari e tutti i successi ottenuti in campi a lui più consoni.

Come un fulmine a ciel sereno si presentò a noi Pier Quinto Cariaggi: un personaggio simpatico e affabile, ma che si vedeva lontano un miglio che fare il discografico per lui più che una professione era uno sfizio. Con Cariaggi partecipammo al  “Festival delle Rose” una manifestazione canora abbastanza importante che si teneva annualmente all’Hotel Hilton di Roma dove con il brano “Il Pieno” cantato anche da Lara Saint-Paul ci classificammo terzi.



45 Giri
"Il pieno"
Terzo classificato
al
Festival delle Rose

Fu lì che il Maestro Mescoli, sentendoci, ci propose un contratto “vero”;  noi eravamo legati alla CDI  del  manager  e  amico   Pier   Quinto   Cariaggi che alla nostra preghiera di  lasciarci   andare   per   altri   lidi   con   fare      magnanimo  ci    spiegò   che  anche  se  a  malincuore  ci  avrebbe  fatto questo regalo. In realtà il  regalo se  lo faceva da solo in quanto avere un gruppo nel suo Team, per lui era molto oneroso.

Quattro componenti di un gruppo, sia negli spostamenti promozionali che nei periodi di trasferta per sala di incisione, equivalevano a quattro viaggi, quattro alloggi ed altrettanti conti di ristorante; se a questo aggiungiamo il fatto che la vendita di dischi del suddetto gruppo era quantificata in poco più di mille copie, non accettare il trasferimento era pura follia e di certo Cariaggi non era folle. Approdammo così alla Style, una casa discografica emergente e fu così che il maestro Gino Mescoli, stimato musicista di cui conservo ancora un caro ricordo, si prese cura di noi.  

Era il 1970 e sotto la sua direzione realizzammo il nostro 1° L.P. dal titolo:

1970 L.P. Gente qui gente là      Style record        Genere Pop

                                               

                                   Brani contenuti in questo L.P.  (cliccando sui titoli appaiono i testi)

Gente qui Gente là
Nel fondo di un bicchiere
Lollypop
Le scarpe mi portano da te
Te ne vai
Luce sole e poi….
Ore 20,40
Dimmi o cielo
6/2023
Io, la primavera e tu
L’ora giusta
Apri gli occhi 

In questo disco cercammo di dare il meglio di noi sia dal lato vocale che strumentale. Era abbastanza all’avanguardia: la critica lo accettò con favore, il pubblico, visti i risultati, un po’ meno.

Oggi il disco “Gente qui Gente là” è ritenuto un Cult di quegli anni e da quel che mi dicono i collezionisti che si sono messi in contatto con me via Internet da varie parti d’Europa, degli L.P. in vinile dei gruppi italiani di quegli anni è uno tra i più ricercati. Io ne posseggo 2 copie. Sono intoccabili!

Il disco comunque era piaciuto molto ai dirigenti della Style al punto che ci proposero di preparare un singolo per un’eventuale partecipazione al “Disco per l’estate”. In quegli anni, dopo il “Festival di Sanremo”, era la manifestazione più importante; era organizzata dalla RAI e aveva già decretato il successo di diversi artisti: Al Bano e Franco I° e Franco IV° ne sanno qualcosa.

E così, io e “il Conte” ci mettemmo per l’ennesima volta all’opera componendo un brano estivo che più estivo non si può: “Sole sole, mare mare”                          

da sinistra:
Alfredo, Ignazio, Gianni e Claudio

Quell’anno nonostante il brano avesse tutte le carte in regola per sfondare non andammo al “Disco per l’Estate” a noi fu preferito un certo Lionello, un cantante che era stato già inserito nella stessa manifestazione l’anno prima con discreti risultati. Sole Sole Mare Mare, non andò male e sono sicuro che se fossimo andati noi al Disco per l'Estate avremmo sfondato con un anno di anticipo.

Ma ormai i tempi erano maturi il successo lo sentivamo a pelle, quel successo che doveva toccare tutti eccetto uno: Gianni Mennuni, che malaguratamente decise, per controversie con il bassista, di lasciare il gruppo.

Gianni il giorno dopo, già suonava con Little Tony. Un batterista come lui era impossibile che rimanesse anche un’ora senza un ingaggio.

Qualche mese fa sono stato a trovarlo. Si trova in un bellissimo Camping Internazionale. A causa di un brutto incidente d’auto vive portandosi dietro una bomboletta di ossigeno; però devo dire che non ha perso il suo humor… è sempre fortissimo ed è capace ancora di farti piegare in due dalle risate. E’ stato un bus a prendere la sua auto in pieno, il destino, beffardo, ha voluto che a ridurlo così sia stato proprio uno di quegli autisti che lui fermava con un cenno…che gli aprivano la porta anteriore…e che aspettavano smadonnando che lui, appoggiato il piede al predellino, si allacciasse la scarpa per poi farli ripartire. Chi lo conosce sa che è la verità; io posso aggiungere che questa è solo una delle piccolissime e più insignificanti stramberie che la sua geniale burloneria gli suggeriva di mettere in atto.

ALBERTO
CATANI
Batteria
Percussioni

Al posto di Gianni Mennuni entrava ALBERTO CATANI, in seguito soprannominato “Cita”, visti i suoi capelli selvaggi e l’agilità nel passare da un tamburo all’altro. Alberto era un buon batterista, ma non cantava, e a noi serviva disperatamente un’altra voce. C’era un cantante che aveva lasciato i “ROOLS 33” e in quel momento era a Milano senza lavoro: TONI COCLITE lo ingaggiammo.

Sciogliemmo il contratto con la Style e aderimmo alla proposta del produttore ed ex cantante Bruno Pallesi di entrare nella scuderia della Polaris un’etichetta discografica piccola ma rampante.

I ROMANS al Festivalbar
da sinistra:
Ignazio, Alberto, Alfredo, Toni e Claudio

Con Ignazio Polizzy mi misi all’opera e puntando ancora al “Disco per l’Estate” componemmo “Voglia di Mare” e quello fu il nostro primo e vero successo discografico.



45 Giri
"Voglia di mare"
Finalista Disco Estate
1972

Sull’onda di questo successo pubblicammo una canzone molto orecchiabile e abbastanza originale per allora: ANY WAY non ebbe il successo di “Voglia di mare”, ma neanche andò male, dal numero di copie vendute si poteva dedurre che oramai avevamo un nostro pubblico.


 



Vittorio Salvetti, patron del “Festival Bar”, ci volle nel cast della sua manifestazione. Era l’estate del ‘73 ed arrivando in finale con “Caro Amore mio” capimmo che ci eravamo ritagliati un solido posto tra i gruppi più in voga di quegli anni e che noi ne facevamo parte a pieno merito.

Pubblicammo un L.P. che prendeva il titolo dal nostro brano di successo: “Caro amore mio” 

                      I Romans al FESTIVAL BAR ’73 in una foto insieme ad Adriano Pappalardo

33 Giri
"Caro amore mio"
Primo LP Polaris

1973 L.P. Caro Amore Mio                  Polaris – Messaggerie Musicali

                                   Brani contenuti in questo L.P.

Caro amore mio
Any Way
Vento caldo e sabbia
Sei partita
Fingevo di dormire
Sono io che torno
Mille nuvole
Amore tra i vetri
Voglia di mare
Dove il cielo è blu
Come è allegra questa casa
Un disco che continuo ad ascoltare

L’autunno del 1973 io e Ignazio, lo passammo quasi sempre a fare la spola tra casa e studio di registrazione. In casa componevamo canzoni, in studio le mettevamo su nastro. Il binomio Polizzy – Natili cominciava finalmente a farsi largo tra l’esigua schiera di Autori-Eletti…noi li chiamavamo così perché avevamo provato sulla nostra pelle quanto era stato difficile farsi largo tra la miriade di autori, cantautori o pseudo tali che ogni giorno provavano a farti fischiettare una loro canzone.



 

Nacquero così tante belle canzoni…Un momento di più – Quando una donna – Valentino e Valentina – Matita blu – Angela – Mi mancherai. Ma torniamo a noi. Il 33 dal titolo “Quando una donna” che la Polaris pubblicò nell’inverno de ’74 fu un vero successo. Tanto che Bruno Pallesi, nostro discografico e manager, decise di farci partecipare ancora a quella manifestazione che due anni prima ci aveva consacrati: “Un Disco per l’Estate”




Claudio Natili
Ignazio Polizzy Carbonelli







 

Il brano  dal  titolo:“Il mattino dell’amore”, nelle selezioni radiofoniche, dove il pubblico da casa era chiamato ad esprimere le proprie preferenze, era quello tra i più votati.

Nei punteggi che avrebbero dovuto portare in finale i primi quattro brani il nostro risultava sempre al terzo posto. Eravamo preceduti solo Dal “Guardiano del Faro” (Federico Monti Arduini) e Mino Reitano… noi sempre attaccati a loro; gli altri, staccati di qualche migliaio di punti.

Nell’ultima trasmissione radiofonica, quella che avrebbe deciso le quattro canzoni finaliste, i funzionari Rai, d’accordo con le maggiori case discografiche, per lo scontro finale,  divisero tutte le canzoni in due gironi. I Romans furono messi nel girone dove avevano sempre spadroneggiato Reitano ed Arduini e dato che con loro eravamo sempre risultati terzi si profilava per noi una sonora sconfitta con conseguente uscita dalla finalissima. Mettemmo al corrente il discografico, ma subito capimmo che non c’era nulla da fare…le grandi case avevano deciso così.

I concorrenti inseriti nel girone “A” dovevano concorrere tra loro…quelli della “B”, con quelli del girone “B”, e così andarono in finale “Il guardiano del Faro” e Mino Reitano  per il girone “A”….Al Bano e i Camaleonti per il girone “B” e pensare che questi ultimi due gruppi li avevamo sempre distanziati di tre o quattromila voti.

33 Giri
"Quando una donna"
Secondo LP Polaris

1974 L.P. Quando una donna… Polaris – Messaggerie Musicali

                                   Brani contenuti in questo L.P.

Quando una donna
Un momento di più
Valentino e Valentina
Matita blu
Il mattino dell’amore
Proprio così
Mi mancherai
Angela
Vorrei partire
Poche cose

Io e Polizzy ci presentammo un giorno agli altri componenti del gruppo perchè avevamo avuto un'idea geniale su una canzone: “Sentite questo brano… secondo noi sarà un sicuro successo”. Il brano si chiamava “Tornerò”, brano cantato dai più grandi artisti internazionali, un brano che ha fatto il giro del mondo. In quel periodo, avendo già in classifica Hit Parade un altro  brano che stava scalando la classifica, il nostro discografico non valutò l'importanza di incidere questa canzone così decidemmo di regalarla ad altri.

Quando il brano in questione pochi mesi dopo era in testa alle classifiche di mezzo mondo, ci rendemmo conto di che razza di autogol ci eravamo resi protagonisti.

Tutti, da discografici, editori e amici musicisti si chiedevano come mai un brano composto dai Romans era stato regalato ad altri.

C’era un ragazzino che Tonino Gentile, nostro manager, ci aveva segnalato. A sentire lui, questo ragazzo era molto forte nel canto e aveva una timbrica vocale ad di sopra del normale con una estensione di voce eccezionale. Si chiamava Silvio Aloisio, nome d’arte Daniele Montenero.

D
A
N
I
E
L
E

A
L
O
I
S
I
O

Andammo a sentirlo in un locale della riviera romagnola… era eccezionale! C’erano più ostacoli che ci impedivano di inserirlo nel gruppo…: primo aveva già un produttore, uno tra i più conosciuti con un contratto con la CGD CBS Sugar, secondo da lì a una settimana Daniele sarebbe partito per il servizio militare.

Il produttore di Daniele era Giancarlo Bigazzi con un progetto musicale già in corso e l’impresa non si presentava per niente facile perché Daniele non era una delle tante voci che si trovano un giorno sì e uno no… era un cantante vero, di quelli che quando lo ascolti ti lasciano a bocca aperta; Bigazzi non lo avrebbe lasciato facilmente...

Daniele pensò che sarebbe stato da pazzi perdere l’occasione di trovarsi dall’oggi al domani in un complesso così affermato anche se la sua casa discografica lo proponeva in trasmissioni radiofoniche come "Alto Gradimento", "Supersonic" ed ad alla trasmissione "Disco per l'Estate".

Un giorno Daniele si presentò da Bigazzi in divisa militare… piangendo e in uno stato d’animo pietoso… tutto andava male… in famiglia non c’era un parente… dico uno che aveva una briciola di salute… compreso lui che con quei quattro polipi alle corde vocali scoperti dal medico militare, non avrebbe potuto più cantare. Doveva rimboccarsi le maniche e lavorare… un lavoro “serio” e non il “cantante”, professione rinomata più perché ti può dare “fame” che “fama”.

Bigazzi si lasciò convincere.

Daniele era dei nostri.


Dopo il primo nostro successo finalmente all'Hit Parade ci sentivamo come i Beatles, infatti non attraversavamo strade se non sulle strisce...
 

Provammo a produrci da soli fondando la “LOVERS” una nostra casa discografica. Uscimmo con un L.P. e un singolo: La mia donna. Il risultato fu ottimo. Il brano, un ennesimo successo. Lo inserimmo nel 33 giri dal titolo:

“PROMESSE D’AMORE” 

 1975 L.P. Promesse d’amore     Lovers record

                                   Brani contenuti in questo L.P.

Promesse d’amore
Io e te
Non lasciarmi mai
Quando t’innamori ma non vuoi
Amore no
La mia donna
Na – Na – Na
Le lettere d’amore
I sogni d’amore 

Gestire una Casa Discografica per noi non era semplice, ben presto ci accorgemmo che se non hai delle strutture dietro e degli agganci giusti, non fai molta strada. Se a questo poi aggiungiamo che sul nostro esempio, altri artisti avrebbero potuto avere la stessa tentazione, si fa presto a capire perché ti ritrovi dall’altra parte della barricata più di una Casa Discografica con i fucili puntati…non puoi passarla liscia…non si lascia una Casa affiliata all’A.F.I. per mettersi in proprio. Venimmo boicottati. La Polaris ci fece causa. E ci ritrovammo improvvisamente in alto mare…naufraghi con bandiera gialla.

A correre in nostro aiuto un buon pirata… un pirata che rispondeva al nome di Gianni Boncompagni. Un personaggio capace, tosto ed influente che ci appianò tutte le controversie decidendo di produrci.

Ci mise su un progetto stellare.

da sinistra: Daniele - Ignazio - Alfredo - Claudio - Alberto

Un L.P. dove noi suonavamo con dietro una grande orchestra.

Ed era grande davvero. Sessanta elementi sessanta, chiamati a rivestire la nostra ritmica con gli arrangiamenti del M° Paolo Olmi.

Dopo sei mesi di sala di registrazione, partorimmo l’album più bello della nostra carriera.

“I ricordi più belli del nostro amore”

33 Giri
"I ricordi più belli del nostro amore"
Prodotto da Gianni Boncompagni
per la BUS - CGD

1978 L.P. “I ricordi più belli del nostro amore”  BUS – Messagg. Mus.

                                   Brani contenuti in questo L.P.

                                            
La Tua festa
                                  Al grappolo d’oro
                                  Per un amore
                                  Sei bella
                                  Si fa sera
                                  Non lasciarmi morirei
                                  Si stringeva a me
                                  Good bye my love
                                  Fiore di carta
                                  Sulla giostra dell’amore
                                  I ricordi più belli di noi

 

 

Alfredo Dentale - Alberto Catani - Daniele Aloisio - Ignazio Polizzy - Claudio Natili

Quando i dirigenti della CGD Messaggerie Musicali ascoltarono questo L.P. rimasero a bocca aperta. Dissero che quello era uno dei più belli L.P. della loro produzione. Il dott. Crepax, l’allora direttore artistico, ci mandò un telegramma di tali complimenti che a leggerlo per un attimo ci sentimmo in Paradiso: brani bellissimi rivestiti da arrangiamenti azzeccatissimi, la voce di Daniele eccezionale, altrettanto le parti corali. Si profilava un successo strepitoso; infatti, la prima settimana 5000 copie andarono a ruba; la seconda settimana…non ci fu mai una seconda settimana perché Boncompagni, nostro produttore, per sue ragioni personali e contenziosi pregressi ruppe con la CGD che ritirò tutte le sue produzioni dal mercato e quindi i “Ricordi più belli del nostro amore”…andò ad incrementare quella parte del nostro cervello dove albergano i…ricordi.

La CGD però non si era dimenticata di possedere in catalogo tanti nostri brani di successo e così mise sul mercato una compilation di nostri brani tra i più significativi dal titolo. “Caro amore mio”

 “Caro amore mio” 

Il meglio dei Romans
"Caro amore mio"
Compilation

1979 L.P. “Caro amore mio”   -  CGD - Messaggerie Musicali

                                   Brani contenuti in questo L.P.

Caro amore mio
Voglia di mare
Stiamo bene insieme
Mi mancherai
Un momento di più
Sei bella
Il mattino dell’amore
Fiore di carta
Per un amore
Quando una donna
Si fa sera
I ricordi più belli di noi 

Sotto la guida di Boncompagni passammo due anni chiusi nella sua sala di registrazione a comporre canzoni e fare provini per altri artisti fin quando, un giorno, si presentò a noi con il M° Flavio Carraresi, un produttore della R.C.A.

I due si strinsero la mano e noi passammo all’A.R.C. una “sottomarca” della casa americana.

Avevamo composto un brano niente male, il titolo era: “Ho bisogno di te”…un titolo che si intonava a perfezione con quello di cui avevamo bisogno noi: tornare ai livelli della Hit.  Il brano piaceva molto e Carraresi le tentò tutte pur di farcelo presentare a Sanremo. Il giorno prima della lista ufficiale dei partecipanti al Festival i giornali, tra i candidati, portavano il nome del nostro complesso, poi, il giorno dopo…nella lista ufficiale…niente. Eravamo fuori dai giochi.

Per consolarci la R.C.A. ci fece partecipare a “Cento Città” una manifestazione che si svolgeva in tour in quasi tutte le città della penisola. Le radio locali la facevano da protagoniste. “Ho bisogno di te” non andò proprio male, anzi…ci lasciò in ognuno di noi, il rimpianto della certezza che se quella canzone avesse partecipato al Festival di Sanremo, sarebbe stata un successo.

Fu inserita in un Qdisc: così si chiamavano quei 33 che contenevano, pur avendo lo stesso formato, quattro brani; infatti, oltre a “Ho bisogno di te” nel 33 c’erano anche “Ho capito”, “Abbandonati” e “Se penso penso a te”: brani che avevamo composto già dai tempi di Boncompagni.

da sinistra: Alfredo - Daniele - Ignazio - Alberto - Claudio

“Ho bisogno di te”

Qdisc
"Ho bisogno di te"
Prodotto da Flavio Carraresi
per ARC - RCA

1980 Qdisc         “Ho bisogno di te” I Romans               ARC – RCA

                                   Brani contenuti in questo Qdisc

                                   Ho bisogno di te
                                   Ho capito
                                   Abbandonati
                                   Se penso, penso a te 

Al n° 1111 della via Nomentana c’era “Il Cenacolo” un complesso di casolari che su idea dei dirigenti R.C.A e in primis il duo Melis – Cantini erano stati adibiti a sale di registrazione, dove gli artisti di quella grande Casa Discografica erano liberi di registrare a piacimento tutto ciò che passava loro per la testa. Fu un bel periodo quello. Con i colleghi che bazzicavano “il Cenacolo” eravamo diventati più che amici e spesso si collaborava oltre che a livello di consigli anche e solo a quello di idee. Ci si ritrovava tutti, da Rino Gaetano alla Scola Canthorum, dagli Alunni del Sole ad Anna Oxa. Veramente un periodo da non scordare.

L’ARC decise di pubblicare un L.P. dal titolo I Romans. Il nostro produttore puntava soprattutto sul nostro marchio che riteneva fosse una garanzia e sinonimo di vendite ecco perché non aveva dato al 33 il nome del titolo di un brano.

“I Romans”

33 Giri
"I Romans"
Primo LP
Prodotto da Flavio Carraresi
per ARC - RCA

1982 L.P.  I Romans           ARC - RCA

                                   Brani contenuti in questo L.P.

A Londra
Abbandonati
Angelo mio
Un’avventura
Cominciò così
Ho bisogno di te
Un giorno in più per noi
Il campione 

Flavio Carraresi non stava molto bene. Un’incurabile malattia lo stava consumando piano piano, ma lui aveva sempre un’entusiasmo di un ragazzino, tanto che a volte, durante le nostre prove al “Cenacolo” era lui a mettersi alla batteria. Un minuto…due…poi stanco si rialzava dal seggiolino incoraggiato dai nostri scroscianti applausi.

Registrammo per R.C.A. un 45 interessante dal titolo: “ AMERO’ ”

45 Giri
"Amerò"
Prodotto da Flavio Carrarese
per la RCA

Flavio Carraresi, produttore capace e amico vero, morì di lì a poco.

Noi decidemmo di sospendere la nostra attività.

Andammo ognuno per la nostra strada, non riuscendo in seguito più a riunirci come una volta. Ci perdemmo di vista.

 “Il Conte”…il Grande…l’Amico…il Fratello “Ignazio Polizzy Carbonelli” ci lasciò dopo una breve ed implacabile malattia.

CIAO IGNAZIO SEI UN GRANDE

TI VOGLIAMO BENE

Ci rivedemmo in quel triste mattino del funerale, riproponendoci che prima o poi avremmo ripreso a suonare insieme.

Nessuno di noi immaginava che quel prima o poi sarebbe durato qualche anno.

Un giorno mi chiamò Daniele: “Claudio…ci staresti a rimettere su I Romans?” “Si potrebbe vedere…Alfredo che fa?” “Alfredo no…è intenzionato a lasciar perdere, recentemente ha avuto problemi di cuore, 5 by pass”. “E  Alberto?”...”Non si è mai fatto sentire…neanche conosco il suo numero telefonico!...Ci sei rimasto tu…che fai?” “E’ da quando è venuto a mancare Ignazio che non tocco più la chitarra. Neanche l’ho più voluta guardare. Però…ci si può sempre provare!”

ANNO 2007 I Romans…o quel che rimane di loro entrano in sala. 

 

CLAUDIO e DANIELE


 

I ROMANS


 

1960 - 2012... IN PREPARAZIONE UN FAVOLOSO TOUR